Ad Ancona gli affitti crescono tre volte più dei salari: è quarta città del Centro Italia per dinamica dei canoni

Un’indagine CNA su 109 capoluoghi di provincia: ad Ancona i canoni sono saliti del 27,6% dal 2019, contro un aumento dei salari netti del 9%. Il divario supera la media nazionale. Le Marche restano più accessibili del resto d’Italia, ma il capoluogo regionale è un’eccezione.

 

Ad Ancona, affittare un appartamento da 70 metri quadrati costa oggi 740 euro al mese. Nel 2019 ne costava 580. In sei anni i canoni sono cresciuti del 27,6%, mentre gli stipendi netti medi nello stesso periodo sono saliti del 9%. Chi lavora in città deve destinare all’affitto il 37% del proprio reddito mensile.
Il dato emerge dall’indagine CNA sul mercato delle locazioni nei 109 capoluoghi di provincia italiani, che monitora l’andamento dei canoni tra il 2019 e il 2025, incrociandolo con la dinamica salariale. Il risultato è un quadro in cui quasi ovunque la casa erode quote crescenti di reddito disponibile, ma con differenze significative tra città.
Il problema non è il livello assoluto: è il divario
Ancona non è tra le città più care d’Italia. A Milano un appartamento standard supera i 1.800 euro al mese, a Firenze e Roma si arriva a 1.340 euro. Rispetto a questi mercati, il capoluogo marchigiano resta accessibile.
Ma ad un’analisi più approfondita emerge che Ancona occupa il 20° posto su 109 città nella classifica nazionale per crescita dei canoni dal 2019 al 2025, collocandosi nella parte alta della classifica. Nel solo Centro Italia, è quarta, dopo Firenze, Roma e Pisa, tutte realtà metropolitane con profilo universitario e turistico di ben altra portata. Tra le città produttive e portuali di dimensione simile, Ancona non ha paragoni.
Lo scarto tra la crescita degli affitti e quella delle retribuzioni (il dato che misura la pressione reale sui redditi) è di 18,6 punti percentuali ad Ancona. La media nazionale è 15 punti. Quello marchigiano complessivo si ferma a 12,6.
Le Marche tengono, Ancona accelera
Guardando alla regione nel suo insieme, le Marche mostrano un mercato locativo ancora relativamente sostenibile. La crescita media dei canoni nei cinque capoluoghi si ferma al 20,8%, sotto la media nazionale del 23,9%. L’incidenza dell’affitto sullo stipendio si attesta mediamente al 35,5%, poco al di sotto del 37,9% rilevato come media tra tutte le città analizzate.
Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno e Fermo hanno registrato variazioni comprese tra il 18% e il 20%, con salari medi più bassi ma anche canoni partiti da livelli inferiori. Ad Ancona, invece, la dinamica è più intensa. Il canone medio è salito di 160 euro al mese in sei anni, e lo scarto rispetto alla crescita salariale è il più alto della regione, quasi il doppio rispetto alle altre province marchigiane.
Chi paga il prezzo più alto
L’analisi CNA non riguarda solo le statistiche di mercato ma le scelte di vita reali. Un lavoratore con stipendio netto di 2.000 euro al mese ad Ancona destina 740 euro (il 37%) solo all’affitto. Restano 1.260 euro per tutto il resto: bollette, spesa, trasporti, salute, figli. Per i redditi più bassi, la percentuale sale ulteriormente e rende l’autonomia abitativa semplicemente irraggiungibile.
Giovani, lavoratori in mobilità, chi arriva in città per formazione o per lavoro: sono loro i più esposti. In assenza di calmieri, la città rischia di diventare accessibile solo a chi può permettersi l’acquisto, con un effetto di selezione che impoverisce la comunità nel suo insieme e rende più difficile attrarre e trattenere talenti.
Il dato ha una ricaduta anche sulle imprese. Non è solo una questione di equità sociale: chi non riesce a vivere vicino al posto di lavoro, o vi rinuncia, o ne cerca un altro altrove. La competitività di un territorio passa anche da questo.
Massimiliano Santini, Direttore di CNA Ancona:
«I dati confermano qualcosa che vediamo sul campo ogni giorno. Le imprese stanno facendo la loro parte: i salari sono cresciuti, la contrattazione ha funzionato. Ma quando l’affitto porta via più di un terzo dello stipendio, quella crescita salariale viene di fatto annullata dalla spesa per la casa. Non è una colpa delle imprese. È un problema strutturale del mercato immobiliare che richiede risposte politiche chiare.»
«Ancona è la città delle Marche dove la pressione abitativa cresce di più, e lo fa più in fretta della media nazionale. Questo ci preoccupa. Non possiamo permetterci che una città produttiva, portuale, con un tessuto economico solido, diventi inaccessibile per chi lavora. Chiediamo alle istituzioni locali e regionali di mettere il caro affitti nell’agenda delle priorità, con strumenti concreti: sostegno all’affitto, regolazione dei contratti, recupero dell’abitativo pubblico.»

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