Perchè Facebook cambia nome: ora si chiama META e punta alla realtà virtuale

Intervista a Guido Scorza (Componente del Garante Privacy)

Guido Scorza ha rilasciato un’intervista a MilanoFinanza su “META” la nuova sigla che rappresenterà la corporation che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp. “Secondo il ceo Mark Zuckerberg, all’origine della decisione ci sarebbe la constatazione che Facebook, divenuto sinonimo universale di social network, non rappresenterebbe più in maniera corretta le potenzialità e le ambizioni della sua creatura perché l’era dei social network, di Internet e persino dell’Internet mobile è agli sgoccioli e la partita del futuro si giocherà nel metaverso, un universo parallelo, a metà strada tra il reale e il digitale, immaginato, pare, per la prima volta da Neal Stephenson in “Show crash”, un romanzo cyberpunk di fantascienza del 1992.


In un futuro prossimo venturo – qualcuno azzardando una previsione parla di 10 o 15 anni – vivremo lì o qui ma comunque immersi nel metaverso, a cavallo tra realtà fìsica, realtà aumentata e realtà virtuale, un mondo nel nostro mondo naturale o forse peggio.
Un mondo destinato a fagocitare il nostro mondo e fatto essenzialmente di dati, algoritmi, reti sociali, oggetti connessi, multimedialità e persone ridotte, essenzialmente, allo stato di utenti.


Il cambio di nome, più che un tentativo di depistare quanti, forse mai così tanti, nelle ultime settimane stanno muovendo critiche, accuse e contestazioni all’indirizzo dell’impero bianco e blu di Zuckerberg è in realtà una promessa, una profezia, qualcuno potrebbe pensare una minaccia, al mondo intero: l’ex enfant prodige di Facebook ci sta ricordando che con lui, con la sua creatura comunque si chiami, con i suoi algoritmi, con l’inestimabile tesoro di dati accumulato nei primi tre lustri di vita dovremo fare i conti ancora a lungo e ancora di più nel metaverso in direzione del quale la terra sta facendo rotta.


Se si va davvero in direzione del metaverso, insomma, meta sembra avere pochi concorrenti sulla sua strada, troppo pochi per immaginare il metaverso come un mondo – o anche semplicemente un mercato – più libero e aperto dì quello attuale nel quale Facebook, in compagnia di pochi altri, è uno dei padroni indiscussi, ed è per questo probabilmente che, se la direzione indicata da Zuckerberg è quella corretta – ed è difficile dubitare che lo sia – forse dovremmo evitare di dedicare troppo tempo a cercare soluzioni di governo di un ecosistema che presto-specie se si tengono presenti i tempi dei processi di regolamentazione – potrebbe non esserci più o almeno trasformarsi in qualcosa di diverso e preoccuparci sin da oggi di fare in modo – investendo innanzitutto in regolamentazione ed educazione – che quel metaverso non appartenga a META e a pochi altri ma sia un mondo-non mondo inclusivo, libero, pluralista e democratico nel quale ci sia spazio per le idee, le culture e business di tutti o, almeno, dei più e regole ed educazione, in questo caso, dovrebbero riguardare innanzitutto gli algoritmi, i dati, e il governo sui contenuti – di qualunque genere – che animeranno il metaverso.


Forse in fondo, cambiando nome alla sua creatura Zuckerberg ci sta dando un suggerimento importante.”


Fonte: www.garanteprivacy.it
Intervento di Guido Scorza, Componente del Garante per la protezione dei dati personali
(MilanoFinanza)

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