La privacy nell'era della società digitale

NELLA SOCIETA’ DIGITALE CHE FINE FA LA NOSTRA PRIVACY?
CHIEDI A: Francesca Giuliani, responsabile Servizio privacy CNA Service
fgiuliani@an.cna.it
Francesca Giuliani
Il 26 gennaio scorso, Antonello Soro (Presidente del Garante per la protezione dei dati personali) è stato intervistato da  Luigi Crimella, www.lumsa.it
Riportiamo di seguito alcuni estratti molto interessanti dell’intervista pubblicata sul sito del Garante  www.garanteprivacy.it
SORO: “Le potenzialità dei Big Data, anche rispetto a dati anonimi o aggregati, lasciano intravedere rischi di nuove forme di selezione anche sociale, sulla base di aspetti della personalità (quali rendimento professionale, situazione economica, ubicazione, stato di salute etc.)….è per questo che la protezione dei dati nel mondo digitale assume il valore di libertà dal controllo, presupposto di dignità e garanzia contro ogni forma, anche subdola, di discriminazione”.
Se la società digitale appare così invasiva, che ne sarà della nostra privacy?
SORO: “La privacy si presenta come un elemento fondante della società digitale … Le nuove potenzialità offerte dalle innovazioni tecnologiche (dal cloud, ai big data, all’internet delle cose), spesso ancora inesplorate, devono allora essere accompagnate da rigorose misure che impongano la trasparenza dei dati raccolti, delle modalità con le quali sono gestiti, dei luoghi e dei tempi di conservazione, delle attività di profilazione che su di essi possono essere svolte, delle misure di sicurezza adottate dalle diverse piattaforme digitali, della chiarezza in merito alla catena di tutti i soggetti e società che intervengono nel processo di trattamento”.
Di quali strumenti dispone l’Autorità Garante di fronte ai sempre più sofisticati programmi informatici di analisi dei Big Data, specie su app e social media?
SORO: “Il Garante è costantemente impegnato su questi fronti a livello europeo ed internazionale. … Da alcuni anni, inoltre, abbiamo avviato a livello internazionale specifiche attività di accertamento, come quelle svolte nei confronti delle app e dei siti internet, rivolte ai bambini, o delle applicazioni in tema di Internet delle cose …. mi limito a ricordare il lavoro svolto nei confronti di Google, oltre alle avviate azioni di accertamento rispetto a Facebook in merito alla possibile condivisione, per fini commerciali, dei dati ottenuti da WhatsApp”.
Si ritiene generalmente che in ambito sanitario i Big Data costituiscano un patrimonio rilevantissimo, in quanto consentono di mirare interventi, cure e medicinali. L’istituzione che lei presiede condivide questa considerazione?
SORO: “Lo sfruttamento delle potenzialità dei Big Data in campo sanitario offre indiscutibili vantaggi ma deve svolgersi in un quadro di assolute garanzie, anche e soprattutto in termini di sicurezza dei sistemi destinati a trattarli …. Tutti possiamo comprendere cosa significhi detenere queste informazioni da parte di soggetti quali, ad esempio, compagnie assicurative che potrebbero usare quei dati per negare la copertura o aumentare il premio assicurativo in caso di prevedibili malattie, ovvero datori di lavoro interessati ad assunzioni, o case farmaceutiche desiderose di testare specifici farmaci…”.
Al di là dell’omogeneizzazione realizzata dal diritto europeo, ritiene che il recepimento e l’applicazione del nuovo Regolamento UE nei diversi Stati membri configurerà in maniera maggiore politiche coerenti di tutela della privacy?
SORO: “Il Regolamento UE rappresenta una tappa fondamentale per garantire lo sviluppo di un mercato unico digitale. L’Europa ha la straordinaria opportunità di dimostrare la capacità di proporre, su scala mondiale, il proprio modello di protezione dei dati. Un modello che è capace di coniugare al punto più alto i diritti degli individui con le esigenze delle imprese, del mercato e delle innovazioni”.
Lei pensa che le persone abbiano consapevolezza adeguata dei rischi ai quali si espongono nel frequentare il web?
SORO: “Nell’utilizzo di un qualsiasi dispositivo elettronico (si pensi solo agli smartphone o ai tablet) ogni operazione che compiamo è tracciata o tracciabile. Al nostro atteggiamento spesso inconsapevole o disinteressato, si contrappone l’interesse economico dei gestori delle piattaforme che offrono servizi o contenuti digitali e sfruttano i nostri dati, anche per cederli a terzi: quei dati possono rivelare anche le più sottili ed intime sfumature delle nostre personalità…”.
Un tempo a scuola si insegnava educazione civica. Vuole forse dire che oggi occorrerebbe insegnare educazione digitale?
SORO: “Diirei di sì. Penso che il primo fronte sul quale intervenire è indubbiamente quello di una forma appropriata di educazione digitale per imparare a confrontarsi costruttivamente con le nuove tecnologie e valutare in anticipo le possibili conseguenze di tutte le nostre azioni on line”.

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