Imprese, senza risorse nessun futuro

di OTELLO GREGORINI
Direttore CNA Provincia Ancona

 
L'azione intrapresa del governo Monti, caratterizzata dalla richiesta di grandi sacrifici, gran parte dei quali si è già tradotta in prelievi ma il completamento avverrà nelle prossime settimane attraverso l’Imu, è riuscita a ricollocare il nostro Paese in un contesto di minor criticità e maggior credibilità internazionale.
E’ evidente che tutto questo sforzo è conseguenza di una gestione inadeguata del governo precedente che ha preferito in un primo momento non intervenire affatto, per poi intervenire su spinta dell’Europa ma senza avere credibilità e vanificando quindi ogni sforzo.
Oggi il Paese (e quindi le sue imprese) è in una situazione di forte difficoltà, attraversa la fase più critica di una crisi che dura da fine 2008. Recessione e crollo di liquidità si sono sommati generando un mix micidiale che può vanificare tutto quanto è stato fino ad oggi fatto. Ecco perché serve più che mai coraggio, più facilmente richiedibile ad un governo composto da esperti tecnici che non sono alle prese col patema della rielezione e che quindi possono più liberamente compiere ora i risoluti atti richiesti, in modo incisivo e forte per ribaltare la tendenza e garantire possibilità di ripresa.
La messa in sicurezza dei conti pubblici, tra l'altro senza intereventi veri sul fronte del contenimento della spesa che resta un tema delicatissimo sul quale il governo nicchia, se non accompagnata da un’azione per favorire il lavoro e il sistema imprenditoriale, non potrà generare una crescita del Paese; di conseguenza non si giustificherà il perché di tanti sacrifici imposti.
Un’associazione come la Cna, che rappresenta le piccole imprese, vive – come si suol dire – con praticità sul pezzo. Possiamo allora provare ancora una volta ad indicare quegli interventi che possono essere immediatamente esecutivi per produrre impatti sul sistema economico generando un  mix di fiducia e speranza di cui il Paese ha tanto bisogno. Partiamo dalla premessa che è sbagliato pensare che una situazione di tal genere possa durare in questo modo per tutto il 2012 per poi andarsi pian piano da sola ad assestare. Diciamolo a chiare lettere: l’Italia non ha l’energia per andare oltre l'estate.
Per questo è forte il nostro richiamo al governo e al presidente Monti, così come a tutte le istituzioni che possono compiere atti utili al rilancio del Paese.
La prima cosa banale ma fondamentale che il governo dovrebbe fare è fermare la spirale di crescita del carburante per poi gradatamente, contenendo il peso delle accise, far discendere il prezzo alla pompa. Il risparmio andrebbe sicuramente a rilanciare i consumi interni partendo dai primari.
La seconda cosa è pagare immediatamente tramite titoli di stato le imprese creditrici della pubblica amministrazione permettendo alle stesse di trasformarli in liquidità tramite il sistema bancario.
Terzo intervento: sbloccare subito il patto di stabilità e dare modo agli enti virtuosi di appaltare i lavori.
Necessario anche un intervento sul sistema bancario non solo per contenere i costi allineandoli a quelli europei ma per favorire il trasferimento in modo reale delle risorse messe a disposizione dalla Bce verso il nostro sistema produttivo.
In ultimo: continuare con determinazione la battaglia contro l'evasione per recuperare ingenti somme e magari scongiurare la scellerata idea di aumentare di altri due punti l'Iva.
Non condividiamo la modalità attualmente messa in campo e insistiamo con ostinazione a sostenere che la strada più semplice ed efficace per il recupero è l'attivazione del conflitto tra chi dà un servizio, una prestazione o un bene e chi li riceve. In questo senso le dichiarazioni sostenute dal direttore dell'agenzia delle entrate per contrastare la nostra proposta sono state deboli e poco convincenti.
La sfida è veramente alta e in poche settimane possiamo giocarci le prospettive del nostro Paese, per cui rivolgiamo questo invito forte al governo perché senza ulteriori indugi compia alcune delle scelte indicate.
 

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