Dopo il caro affitti, un nuovo studio nazionale mette in luce il costo della mobilità: chi lascia il capoluogo per risparmiare sul canone vede sparire il 75% del vantaggio in carburante e spostamenti
L’indagine di CNA sui costi che pesano su lavoratori e imprese della provincia di Ancona si arricchisce di un nuovo capitolo. Alle difficoltà già documentate sul fronte degli affitti (canoni cresciuti negli ultimi anni a un ritmo ben superiore ai salari) si aggiunge ora un secondo elemento: spostarsi fuori dal capoluogo per trovare un’abitazione più accessibile non conviene quanto appare.
Secondo un’elaborazione di CNA Nazionale, ad Ancona i costi aggiuntivi di mobilità arrivano ad assorbire il 75% del risparmio ottenuto sul canone. Una quota che colloca il capoluogo marchigiano al 6° posto in Italia tra le città in cui il vantaggio economico dello spostamento residenziale si riduce di più.
Una famiglia che decide di lasciare Ancona per un comune più periferico può risparmiare in media alcune centinaia di euro al mese sul canone. Ma quella stessa famiglia deve mettere in conto carburante, manutenzione del veicolo, pneumatici, pedaggi e parcheggi: spese che, sommate, superano i 2.000 euro l’anno. Il risultato è che tre quarti del risparmio teorico sull’affitto (il 75%) sparisce nei costi necessari per tornare ogni giorno in città a lavorare, portare i figli a scuola, accedere ai servizi.
La situazione si fa ancora più onerosa per chi lavora con un mestiere che si svolge in movimento. Un elettricista che opera quotidianamente sul territorio percorre mediamente 25.000 chilometri l’anno, con una spesa stimata di circa 5.600 euro per veicolo. Un termoidraulico o un manutentore arriva a 6.700 euro. Un installatore di impianti, tra sopralluoghi, cantieri e assistenza tecnica, può percorrere fino a 35.000 chilometri l’anno e avvicinarsi agli 8.000 euro di costi annui per mezzo operativo. Per questi lavoratori la mobilità non è un costo aggiuntivo al lavoro: è una componente diretta del mestiere.
“Qualche settimana fa avevamo documentato come ad Ancona i canoni di affitto abbiano corso molto più dei salari negli ultimi anni”, dichiara Massimiliano Santini, direttore di CNA Ancona. “Questo nuovo studio aggiunge un tassello: la soluzione individuale di allontanarsi dalla città per trovare casa a prezzi sostenibili non risolve il problema, lo sposta. Per i lavoratori dipendenti il risparmio diventa quasi illusorio. Per gli artigiani, che si spostano tutto il giorno per mestiere, il conto è ancora più salato. Servono politiche abitative serie e investimenti concreti sulla mobilità locale: senza l’una e senza gli altri, il costo della vita continuerà a pesare sulla capacità di fare impresa e sulla qualità del lavoro in questa provincia”.
Il tema, sottolinea CNA Ancona, non riguarda solo le famiglie. Riguarda la competitività del territorio. Quando trovare casa vicino al luogo di lavoro diventa economicamente insostenibile, le difficoltà di reclutamento delle imprese aumentano, i giovani valutano con più attenzione se restare o trasferirsi altrove, e le piccole imprese di servizio alla persona si trovano a operare con costi fissi in crescita che non riescono a scaricare interamente sul mercato.
CNA Ancona chiede alle istituzioni locali e regionali di affrontare la questione con strumenti coordinati: politiche sull’offerta abitativa, incentivi alla locazione a canone concordato, e un rafforzamento del trasporto pubblico locale che riduca la dipendenza dal mezzo privato, in particolare nelle aree più periferiche della provincia.
