La provincia di Fermo rimane (quasi) senza medici di base. E’ allarme

Alla fine del 2021 in provincia di Fermo saranno 42 i medici di famiglia che dal marzo 2019 avranno lasciato la professione ed attualmente solo il 10% è stato rimpiazzato”. È un grido d’allarme quello che lancia il responsabile di CNA Pensionati di Fermo, Luigi Silenzi. “Nell’ottobre 2018, nel corso di un convegno organizzato a Porto Sant’Elpidio da CNA Pensionati – ricorda Silenzi – mentre si evidenziava l’importanza del nuovo ruolo del medico di famiglia e della crisi dovuta alla scarsità del numero, Paolo Misericordia, segretario della Federazione italiana medici di famiglia, presentò dei dati che dimostravano che nel giro di pochi anni ci saremmo trovati con un forte ridimensionamento dei medici di famiglia e quindi dei medici di base. Oggi vediamo che la discussione viene ripresa ma non può fermarsi al piano dialettico”.
All’epoca non c’era nessun sospetto che ci sarebbe stata da affrontare la pandemia che oggi aggrava ogni situazione, anche quella complessa e fiduciaria del rapporto con il proprio medico ed esaspera il tema delle prestazioni sanitarie e delle distanze da colmare per raggiungere le sedi delle prestazioni.
“La difficoltà è presente in tutto il territorio della provincia – prosegue il responsabile territoriale di CNA Pensionati – da marzo 2019 al marzo 2020 sono andati in pensione 16 medici di famiglia e solo tre medici sono stati sostituiti a titolo pieno e quattro parzialmente. Ancora: da marzo 2020 ad oggi sono andati in pensione 13 medici, nessuno ci risulta, alla presente data, sostituito e le previsioni marzo/dicembre 2021 danno 13 medici con la possibilità di definire il rapporto di lavoro per limiti di età”.
Il dato complessivo proiettato di circa 38 figure di medici di famiglia in meno nella sola provincia di Fermo, dimostra la gravità e la serietà della situazione, visto che circa 40mila cittadini dovranno cercarsi un nuovo medico di famiglia.
“Questo è il risultato dei tagli prodotti nella sanità, negli anni pregressi, che ha colpito la medicina di base, rendendola poco avvicinabile anche dai neo laureati che sempre più spesso, nonostante ben formati in Italia, vanno all’estero per l’esercizio della loro professione. Bisogna far presto – conclude Silenzi – occorre finanziare adeguatamente e snellire le procedure di accesso alle scuole di specializzazione dei neo laureati; occorre che Regione Marche, Asur Regionale ed Area Vasta mettano a bando, secondo le loro competenze e responsabilità, con urgenza i concorsi per coprire i posti vacanti. Anche il Governo dovrà agire con una riforma sul ruolo della medicina e dei medici di base”.

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