Duecento persone. Genitori, insegnanti, educatori, tutti seduti nella stessa sala con la stessa domanda in testa: come si fa a essere un buon genitore oggi? La risposta non è arrivata in forma di ricetta, ma di viaggio. E il viaggio, martedì 5 maggio all’IIS “Podesti – Calzecchi Onesti” di Ancona, lo ha guidato Stefano Rossi, psicopedagogista e autore Feltrinelli tra i più ascoltati in Italia sui temi dell’adolescenza e della genitorialità.
La serata, promossa da CNA Ancona nell’ambito del progetto “La risposta al grande BOH!”, ha aperto con i saluti del Sindaco di Ancona Daniele Silvetti, che si è congratulato con CNA Ancona per l’iniziativa, riconoscendone il valore per la comunità cittadina. A seguire, la dottoressa Donatella D’Amico, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, che ha rivolto un apprezzamento esplicito sia all’istituto ospitante sia a CNA Ancona, sottolineando la qualità di un’alleanza educativa che va oltre i confini tradizionali della scuola.
Una scuola che non lascia indietro nessuno
Prima che Rossi prendesse la parola, la platea ha ascoltato il Dirigente Scolastico Rosario Suglia, il cui intervento ha lasciato il segno. Con tono empatico e diretto, Suglia ha parlato ai presenti dei valori che animano il Podesti – Calzecchi Onesti: una scuola che vede i propri ragazzi, che riconosce il loro potenziale, che non si arrende di fronte alle fragilità. Parole che hanno preparato il terreno nel modo giusto.
Ha chiuso i saluti istituzionali Monia Dell’Orso, Presidente di CNA Ancona, che ha spiegato con chiarezza il perché di questa iniziativa. “Orientare alla vita prima di orientare al lavoro è il ruolo sociale della nostra organizzazione”, ha detto. Un’affermazione che riassume bene la direzione che CNA Ancona ha scelto di dare al progetto “La risposta al grande BOH!”: prima il benessere delle persone, poi tutto il resto.
Il viaggio con Stefano Rossi
Poi è arrivato il turno dell’ospite d’eccezione. Per circa due ore Stefano Rossi ha tenuto la sala dentro un percorso che non somigliava a una conferenza tradizionale. Niente schemi rigidi, niente distanza. Storie, aneddoti, silenzi giusti al momento giusto. Una sala di duecento persone che a tratti si è ritrovata a ridere, a tratti a trattenere il respiro.
Il punto di partenza è stato quasi provocatorio: le fragilità dei nostri ragazzi, quella che qualcuno chiama “generazione ansiosa”, non nascono dal nulla. Sono lo specchio delle paure che abitano il cuore degli adulti. Prima ancora di parlare dei figli, Rossi ha invitato la platea a guardarsi dentro. Con empatia, senza giudizio.
Da lì si è aperto il viaggio vero. Rossi ha guidato genitori e educatori attraverso quattro territori difficili ma familiari: le paure universali che da sempre accompagnano chi cresce un figlio, i complessi educativi che si trasmettono inconsapevolmente da una generazione all’altra, gli imperativi del nostro tempo, dai social all’iperconnessione fino alla pressione della performance, e infine la presenza come principio educativo fondamentale. Non la presenza fisica, ma quella autentica: la capacità di esserci davvero, di ascoltare prima di rispondere, di accompagnare senza sostituirsi.
Perché, ha spiegato Rossi, alcune ansie sono figlie del momento che viviamo, di una società in cui è evaporata ogni certezza. Ma molte hanno radici antiche, e da sempre ci fanno tremare. Riconoscerle è il primo passo. Trasformarle è possibile.
Il filo conduttore di tutta la serata era una domanda: come fare in modo che le nostre paure non diventino un peso per i nostri figli, ma al contrario la materia prima con cui costruire una relazione più consapevole e più solida? Come diventare, per usare le parole di Rossi, “il vento sotto le ali dei propri figli”: quella presenza sicura che non impedisce di volare, ma dà la spinta per farlo.
Chi era in sala quella sera è uscito con qualcosa di difficile da definire ma facile da sentire: la sensazione di aver capito qualcosa di importante, non solo sui propri figli, ma su se stessi.
