Ventidue anni per realizzare un parcheggio. Quattro sindaci, progetti, varianti, ripensamenti e milioni di euro di costi lievitati. E oggi, sul San Martino, Ancona si ritrova ancora una volta a ripartire quasi da zero. Per CNA Ancona questa vicenda non può essere archiviata come l’ennesimo incidente burocratico.
È il sintomo di un problema più profondo: il rapporto, sempre più difficile, tra tutela del patrimonio e capacità delle città di trasformarsi, rigenerarsi e rispondere ai bisogni dei cittadini.
«Siamo convinti che il patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano debba essere difeso – affermano Raffaele Giorgetti, presidente CNA Ancona e Andrea Cantori, segretario CNA di Ancona – ma quando un vincolo contribuisce, direttamente o indirettamente, a tenere ferma per decenni un’opera necessaria alla città, dobbiamo avere il coraggio di chiederci se il sistema stia davvero funzionando».
Per CNA il parcheggio San Martino è un’infrastruttura strategica.
Il centro di Ancona ha bisogno di un sistema della sosta moderno ed equilibrato: parcheggi scambiatori esterni, economicamente accessibili e ben collegati con il trasporto pubblico per la lunga sosta; parcheggi più vicini al centro per chi ha necessità di soste brevi, per accedere ai servizi e alle attività economiche.
Questo secondo livello oggi è insufficiente. Continuare a rinviare significa rendere il centro meno accessibile, meno attrattivo e più fragile anche dal punto di vista commerciale.
C’è poi il tema dell’ex caserma San Martino. La tutela non può coincidere con l’abbandono. Se un edificio non può essere trasformato, se il suo recupero ha costi difficilmente sostenibili e nel frattempo continua a degradarsi, è legittimo chiedersi quale sia il risultato concreto del vincolo.
La questione, dunque, non è scegliere tra tutela e sviluppo. È una contrapposizione vecchia e sbagliata. La vera domanda è se la tutela debba limitarsi a impedire o possa finalmente diventare parte attiva dei processi di rigenerazione.
CNA riconosce il ruolo delle Soprintendenze e la necessità di difendere un patrimonio unico al mondo. Ma proprio per questo ritiene urgente una riflessione nazionale sul sistema delle autorizzazioni culturali e paesaggistiche.
Servono criteri più chiari, tempi certi, maggiore trasparenza nelle decisioni e un confronto reale tra chi ha il compito di tutelare e chi deve amministrare il cambiamento delle città.
Il rischio, altrimenti, è molto serio. Una crescente frustrazione di cittadini, imprese e amministratori potrebbe alimentare una reazione politica opposta, fino alla richiesta di un drastico ridimensionamento delle Soprintendenze. Sarebbe un errore. Ma sarebbe altrettanto sbagliato non comprendere perché quella reazione sta crescendo.
L’Italia ha già conosciuto i danni della speculazione edilizia e di uno sviluppo senza regole. Nessuno vuole tornare a quella stagione. Oggi, però, la sensibilità dei cittadini è profondamente cambiata.
Le comunità non chiedono di cancellare il passato. Chiedono di recuperarlo, riutilizzarlo e viverlo.
Per questo CNA Ancona chiede che il caso San Martino diventi l’occasione per aprire un confronto più ampio, coinvolgendo ANCI, i sindaci e le rappresentanze politiche nazionali.
«Cambiare le regole non significa indebolire la tutela – concludono Giorgetti e Cantori – significa evitare che la tutela perda il consenso dei cittadini e venga percepita come un ostacolo. Perché una città che per ventidue anni discute dello stesso parcheggio e alla fine si ritrova ancora al punto di partenza non sta tutelando il proprio futuro. Lo sta rinviando.”
