TASI, non permetteremo alcun aggravio

di Massimiliano Santini – Direttore CNA Provincia Ancona
Il nuovo governo nel primo consiglio dei ministri ha introdotto una misura che desta preoccupazione e che contestiamo con fermezza, perché ricalca una logica tesa a reperire le risorse dai soliti noti, ovvero le imprese. Queste infatti si troveranno a dover pagare l’Imu sugli immobili strumentali, che in molti casi le amministrazioni locali hanno tenuto al massimo consentito, ovvero al 10,6 per mille, al quale si aggiungerà una sorta di addizionale, la Tasi (tassa annuale sui servizi indivisibili), che le amministrazioni potranno modulare dallo 0,1 allo 0,8 per mille. In altre parole le nostre imprese potrebbero trovarsi a pagare l’incredibile e inaccettabile imposta complessiva dell’11,4 per mille sugli immobili di proprietà, che ricordiamo essere i luoghi dove si producono quelle ricchezze che danno già abbondantemente da mangiare all’apparato pubblico e alla pletora di burocrazia, da sempre inamovibili e sui quali sarebbe ora di iniziare ad intervenire seriamente. Tale manovra potrebbe significare un incremento dei costi a carico delle imprese pari ad oltre 1 mld. Siamo sconcertati e profondamente contrari e pur comprendendo il rigore dei bilanci comunali e lo scomodo ruolo di esattori per conto dello Stato a carico delle PA, ci opporremo in ogni modo a questo schema di gioco che ci vede ancora in panchina. L’invito che rivolgiamo fin da ora ai nostri sindaci è quello di razionalizzare ed ottimizzare al massimo l’attività dei propri collaboratori, come fanno da tempo le nostre imprese e rivedere i compensi ai dirigenti diretti ed indiretti, gli affitti, le consulenze e tutte le spese varie, provando ad associare i servizi o alienare gli immobili in disuso.
Mentre dichiariamo ciò, registriamo i seguenti dati del Centro Studi Cna nazionale:
“Il fisco è l’unica impresa italiana che non risente della crisi. I suoi conti vanno a gonfie vele. Rispetto al 2011, infatti, incassa quasi 2 miliardi di euro in più al mese. La responsabilità principale dell’aumento mostruoso della tassazione va addebitata alla trasformazione dell’Ici in Imu: la nuova imposta sugli immobili (che ha colpito selvaggiamente capannoni, laboratori, negozi, gli immobili strumentali insomma, quelli che creano lavoro e ricchezza diffusa) è costata ai contribuenti intorno ai 14 miliardi. Per effetto della doppia competenza comuni/erario, le maggiori entrate derivate dall’Imu sono ammontate a 6 miliardi per i comuni e a 8 miliardi per l’erario”.
 

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