Subito una legge per l’accesso alla professione nell’edilizia

Dopo la tragedia di Firenze non è più rinviabile una legge per l’accesso alla professione nell’edilizia. La sicurezza è la priorità e servono impegno quotidiano e coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.

La sicurezza richiede la massima attenzione su ogni aspetto, quindi occorrono rispetto e applicazione rigorosa dei contratti di lavoro, contrasto alla pratica del massimo ribasso e al subappalto infinito, formazione effettiva ed efficace per tutti i soggetti che operano nel cantiere. E poi, come chiediamo da molti anni, una norma per la qualificazione delle imprese.

Non è pensabile avviare un’azienda edile con la semplice iscrizione in camera di commercio. Un impiantista delle caldaie deve possedere un titolo professionale, ed è obbligato a corsi di aggiornamento almeno triennali. Un parrucchiere deve frequentare un corso di formazione di almeno mille ore.

Le regole del cantiere sulla sicurezza sono universali non c’è distinzione tra committente pubblico e privato. Sull’efficacia della patente a punti continuo a nutrire forti dubbi, da sempre espressi da CNA nei tavoli istituzionali, sul fatto che sia uno strumento effettivamente in grado di favorire le imprese più virtuose e che, al contrario, non determini il rischio di penalizzarle per eventi di cui non sono responsabili.

Anche la SOA non è una soluzione, perché è una sorta di certificazione cartacea da parte di terzi dei lavori realizzati da
un’azienda. Per la qualificazione delle imprese il primo e fondamentale passo è una legge sull’accesso alla professione.

Inoltre, abbiamo sempre sostenuto che chi si aggiudica un appalto debba possedere al proprio interno le adeguate competenze per realizzare i lavori. Siamo sempre stati contrari all’introduzione del subappalto a cascata. Da subito si potrebbe intervenire almeno sulle opere al di sotto delle soglie comunitarie.

Infine la questione dei controlli. È evidente che c’è un tema di quantità di ispettori, ma ancor prima è necessario che i controlli siano mirati, efficaci e concentrati su aspetti sostanziali. Siamo stati favorevoli alla nascita dell’Ispettorato nazionale del lavoro nel 2015, proprio per assicurare omogeneità ed efficacia dei controlli. Prima di pensare a nuovi assetti sarebbe opportuno valutare e misurare gli elementi positivi di quella riforma e gli aspetti che non hanno
funzionato. Solo così possiamo rafforzare la sicurezza nei posti di lavoro. Anche su questi temi il potenziamento del ruolo della bilateralità può rappresentare un valido supporto di collaborazione con gli organi di controllo. Continuiamo a credere che i controlli “de visu” e le ispezioni sul campo offrano garanzie superiori alle verifiche di carta, di nome e di fatto.

 

Giampiero Cardinali

Presidente CNA Costruzioni Ancona

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