Silvestrini a QN: “Con il caro-energia siamo in emergenza totale”

“Dobbiamo essere molto realisti, non possiamo escludere che gli spaventosi aumenti dell’energia possano avere effetti molto più pesanti rispetto alle restrizioni che abbiamo vissuto per fronteggiare la pandemia. Si profilano misure di risparmio energetico e per fronteggiare la crisi negli approvvigionamenti di materie prime che avranno un impatto rilevante”. Sergio Silvestrini, Segretario Generale della CNA, in una intervista a QN guarda con estrema preoccupazione alla guerra esplosa all’interno dell’Europa. “La prima immagine è l’enorme dramma umano che richiede misure tempestive per rispondere alla disperazione di milioni di persone. Avevamo coltivato la convinzione che il vecchio continente non avrebbe più vissuto il dramma della guerra. Come CNA offriremo il nostro contributo concreto di solidarietà. E’ una questione di civiltà e il mondo dell’artigianato e della piccola impresa non farà mancare il proprio sostegno per alleviare le profonde ferite della guerra”.

L’impennata dei prezzi delle materie prime energetiche va arginata. Silvestrini sottolinea che “una nostra indagine a metà gennaio indica che circa 200mila imprese prevedevano di fermare l’attività e altre 500mila stimavano un taglio alla produzione. Considerando il corso dei prezzi energetici nell’ultimo mese e mezzo non è azzardato affermare che quei numeri siano destinati a raddoppiare. Sarebbe un conto insostenibile per il Paese, ben superiore a quello provocato dallo shock petrolifero dei primi anni settanta”.

Il Segretario Generale della CNA si sofferma poi sulla questione energetica. “Dobbiamo fare i conti con la realtà con interventi efficaci per rispondere all’immediato, al breve periodo e a lungo termine. La crisi energetica non sarà breve e presenterà un prezzo elevato”.

“Nell’immediato dobbiamo assicurarci la disponibilità di gas e petrolio e massimizzando le importazioni alternative come Norvegia e GNL (Gas Naturale Liquefatto), aumentando l’utilizzo del TAP si può coprire un fabbisogno di circa 30 miliardi di metri cubi rispetto ai 130 miliardi che dalla Russia arrivano in Europa. Sono misure per evitare lo shock dell’offerta ma non incidono sui prezzi. Anzi, i costi resteranno elevati per molti mesi e siamo il paese in Europa che usa maggiormente il gas nella generazione di energia elettrica. La questione non è sostituire il gas russo ma ridurre la nostra dipendenza dal gas in termini assoluti, anche puntando su politiche di efficienza energetica e diversificazione del mix produttivo attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili. E’ una esigenza economica prima ancora che ambientale”.

 

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