Sardegna: avanti piano, quasi indietro

“L’occasione del Recovery Plan va utilizzata anche in Sardegna per avviare le riforme strutturali che incidono nel medio lungo periodo sulla qualità della vita di cittadini e imprese; in cima a queste il riordino e l’efficientamento della pubblica amministrazione e del sistema amministrativo tutto che va ripensato agendo su capitale umano, semplificazione e digitalizzazione” commentano  Pierpaolo Piras e Francesco Porcupresidente e segretario regionali della CNA Sardegna, commentano l’ultimo report del loro Centro studi.

In base all’ultima ricerca del Centro studi, il sistema socio-economico isolano ha registrato un calo della produttività molto più accentuato del resto d’Italia.

Negli ultimi 25 anni il tasso annuo di crescita dell’Isola (0,28%) è stato meno della metà di quello nazionale (0,61%).

Il gap accumulatosi negli anni trova spiegazione in una serie di fattori strutturali che rendono quella della Sardegna una delle economie più vulnerabili al livello nazionale.

 

Le imprese

Il primo elemento riguarda la struttura del sistema delle imprese, caratterizzato da una pletora di piccole e piccolissime realtà industriali scarsamente capitalizzate, poco strutturate e attive prevalentemente sui mercati locali. La dimensione media dell’impresa sarda di 2,9 addetti, contro i 3,9 medi nazionali e i 4,5 nelle regioni del Nord. In Sardegna le imprese con meno di dieci addetti assorbono il 62% dell’occupazione (44% la media nazionale).

 

L’innovazione tecnologica

La forte presenza in Sardegna di imprese di piccole e piccolissime dimensioni limita il processo di innovazione, come indicato dai bassissimi livelli di spesa in R&D (Research & Development) del settore privato (appena lo 0,1% del PIL nella media del periodo 2014-2018, contro lo 0,8% medio nazionale). Ma la microstruttura delle imprese sarde non basta per spiegare i deficit regionali. La minore propensione all’innovazione, tecnologica e di processo, si registra infatti anche tra le imprese più grandi.

Secondo l’indice di Digitalizzazione della Società e dell’Economia (DESI index), sviluppato dal Politecnico di Milano, che sintetizza gli indicatori più rilevanti sulle performance digitali delle regioni italiane, la Sardegna occupa posizioni defilate proprio negli indicatori che misurano l’utilizzo delle tecnologie da parte di imprese e cittadini, a conferma di una difficoltà strutturale del sistema socio-economico regionale di assimilare e diffondere l’innovazione, almeno in ambito di ICT.

 

Il capitale umano

Il processo di innovazione tecnologica è, inoltre, strettamente connesso con la qualità del capitale umano.

Una forza lavoro più qualificata incoraggia l’adozione di strumenti innovativi poiché lavoratori con livello di istruzione e competenze più elevate sono maggiormente propensi a sviluppare e apprendere nuove tecniche produttive e gestionali, mentre le imprese necessitano di lavoratori qualificati per replicare o implementare tecnologie sviluppate in altri contesti, o per acquisire e migliorare l’utilizzo di input intermedi di alta qualità.

La percentuale di laureati tra la popolazione con più di 24 anni non supera il 16%: l’Isola è tra le ultime 20 regioni in Europa. La quota di laureati sugli occupati non supera il 20% (22% la media nazionale, 26% nel Centro).

Nell’ultimo quinquennio il tasso di disoccupazione giovanile (25-34 anni) in Sardegna è stato pari al 26% contro il 16,6% nazionale.

 

Internazionalizzazione

Il grado di internazionalizzazione, in particolare la partecipazione ai mercati globali mediante attività di import/export, è un altro fattore in grado di influenzare l’efficienza produttiva delle imprese.

Solo il 6,3% delle PMI sarde possiede una elevata propensione all’internazionalizzazione contro una media nazionale del 20,7%.

 

La burocrazia

Anche un contesto operativo caratterizzato da una scarsa efficienza della macchina amministrativa pone un freno alla crescita della produttività.

La qualità della governance della Sardegna ha un gap del -7,3% rispetto alla media italiana, che diventa -37% rispetto alla media delle regioni del Nord.

 

Le proposte della CNA

Alla luce della sopra descritta analisi e concentrandosi sull’orizzonte temporale più ampio, la CNA Sardegna suggerisce i seguenti assi prioritari su cui puntare per invertire il preoccupante trend negativo della crescita della produttività aggregata regionale:

  • Sostegno alla formazione e all’aggiornamento professionale dei dipendenti, degli imprenditori e degli amministratori localiComunicato stampa 10 marzo 2021_Produttività Sardegna (1)
  • Supporto al credito per le PMI e stimolo degli investimenti innovativi
  • Miglioramento del processo di trasferimento tecnologico, tra imprese e tra mondo della ricerca e delle imprese
  • Supporto alle imprese in chiave di maggiore internazionalizzazione
  • Miglioramento della capacità di finanziamento delle startup e delle piccole imprese innovative a più alto rischio
  • Sostegno all’occupazione giovanile, miglioramento dell’inserimento occupazionale dei più giovani, riorganizzazione dei centri per l’impiego
  • Spinta alla digitalizzazione dell’economia, anche in ambito di servizi offerti dalla Pubblica amministrazione
  • Miglioramento della qualità generale della governance pubblica, anche al livello locale.
Per scaricare lo studio completo clicca qui

Questo articolo Sardegna: avanti piano, quasi indietro è stato pubblicato su CNA.

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