Sanzioni più gravi per le infedeltà nella cessione dei crediti edilizi

Reclusione da 2 a 5 anni e multa da 50.000 fino a 100.000 euro per i tecnici abilitati che, nelle asseverazioni relative al superbonus 110%, cessione dei crediti o sconto in fattura, espongono informazioni false od omettono di riferire informazioni rilevanti sui requisiti tecnici del progetto di intervento o sulla sua effettiva realizzazione. Stesso trattamento per coloro che attestano falsamente la congruità delle spese.

È quanto prevede il D.L. n. 13/2022, che interviene a correggere il decreto Sostegni ter in tema di cessione dei crediti edilizi. Modifiche al Codice penale anche per quei reati che riguardano in senso lato la truffa ai danni dello Stato, tramite il conseguimento di indebite erogazioni pubbliche.

Il decreto correttivo al Sostegni ter (D.L. n. 4/2022) su bonus edilizi e cessione del credito (D.L- n. 13/2022) modifica nuovamente la disciplina, allentando la stretta e consentendo due ulteriori cessioni.

Il decreto Sostegni ter aveva infatti introdotto la limitazione a una sola volta per la cessione del credito, previsione ora rimodulata con la possibilità di altre due cessioni ma solo se effettuate a favore di determinati soggetti. In sostanza, le due cessioni successive alla prima potranno essere effettuate soltanto a favore di banche e intermediari finanziari, società appartenenti a un gruppo bancario o imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia.
Tuttavia, se da un lato vengono allentate le maglie della stretta alle cessioni, il decreto correttivo inasprisce il quadro sanzionatorio connesso alle stesse.

Sanzioni ai professionisti

Viene prevista, anzitutto, una nuova sanzione penale a carico dei tecnici abilitati che attestino il falso nelle procedure relative alle detrazioni. Il nuovo reato riguarda tutte le asseverazioni citate al comma 13 dell’art. 119 del decreto Rilancio (D.L. n. 34/2020): in particolare, l’asseverazione dei requisiti tecnici per gli interventi di efficientamento, l’asseverazione di congruità delle spese e l’asseverazione dell’efficacia della messa in sicurezza antisismica. Queste asseverazioni, peraltro, riguardano sia il superbonus che gli altri bonus casa, in caso di cessione e sconto in fattura.

La condotta consiste, anzitutto, nell’esporre informazioni false: quindi, nell’indicare dati che non corrispondano alla realtà, a partire dall’attestazione falsa di congruità delle spese. Vengono punite, poi, anche le omissioni “dolose” (e quindi volontarie) di informazioni rilevanti su requisiti tecnici del progetto di intervento o sulla effettiva realizzazione dello stesso. La sanzione è quella della reclusione da due a cinque anni e della multa da 50.000 a 100.000 euro. Se il fatto viene commesso per conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri, scatterà anche un aumento di pena (non specificato nel quantum dal decreto).

Critiche durissime da parte dei professionisti: la Rete delle professioni tecniche ha espresso preoccupazione con una nota inviata al Premier Mario Draghi, nella quale ha sottolineato il grave rischio di creare nuovamente difficoltà insormontabili nel processo di miglioramento energetico e di messa in sicurezza degli edifici, agevolati dai bonus edilizi, in particolare dal superbonus.

Secondo RPT, la formulazione del testo si presta a gravi difetti di costituzionalità, a cominciare dal fatto che viola il principio di legalità e di determinatezza della fattispecie penale, dal momento che la condotta punita è definita in maniera assolutamente generica e superficiale.

Modifiche al Codice Penale

Cambia l’art. 316-bis c.p., che punirà le malversazioni di “erogazioni pubbliche” e non più “a danno dello Stato”. L’art. 2 del decreto correttivo amplia quindi il reato di malversazione, ricomprendendo “anche finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate”.

Anche il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, di cui all’art. 316-ter c.p., oltre a comprendere anche le sovvenzioni (finora escluse), viene rinominato in indebita percezione di erogazioni pubbliche. Inserite infine le sovvenzioni anche nel reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche di cui all’art. 640-bis c.p.

Utilizzo dei crediti di imposta sequestrati

Il decreto chiarisce poi i termini di utilizzo dei crediti d’imposta, già sottoposti a sequestro penale, nell’ambito di quei procedimenti aperti nei confronti di chi ha utilizzato il meccanismo della cessione dei crediti d’imposta per scopi illeciti.

Sul punto, l’art. 3 precisa che l’utilizzo dei crediti d’imposta, nel caso in cui tali crediti siano oggetto di sequestro disposto dall’Autorità giudiziaria possa avvenire, una volta cessati gli effetti del provvedimento di sequestro, entro i termini già previsti dagli articoli 121, comma 3, e 122, comma 3, del decreto Rilancio (cinque o dieci anni), aumentati di un periodo pari alla durata del sequestro medesimo, fermo restando il rispetto del limite annuale di utilizzo dei crediti medesimi.

La norma interviene a smentire l’interpretazione rigorosa fornita dall’Amministrazione finanziaria, secondo cui, in caso di sequestro di crediti inesistenti da parte dell’Autorità giudiziaria, in quanto “cose pertinenti al reato”, tali crediti diventano inutilizzabili dal terzo cessionario, anche in buona fede, al quale pertanto non resta che rivalersi nei confronti del cedente.

Il decreto correttivo non ha avallato questa interpretazione restrittiva, evitando così che i cessionari in buona fede, primi fra tutti gli intermediari bancari, possano essere – oltre che truffati – anche ulteriormente danneggiati. Pertanto, in caso di frodi, non dovrebbe esserci nessuna conseguenza in capo all’acquirente in buona fede, limitando la responsabilità a chi beneficia dell’indebita detrazione, unitamente a chi abbia concorso nell’operazione fraudolenta.

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