Rinnovabili, appello contro il decreto 28/2011


Ottenuta la modifica, o nell’immediato la proroga della direttiva

Successo della giornata di mobilitazione a Roma promossa dalle associazioni artigiane Cna, Casartigiani e Confartigianato, che hanno chiesto che venga modificata, o nell’immediato almeno prorogata, la direttiva 28/2011 sulle energie rinnovabili.

Senza modifica, o proroga, dal 1 agosto 2013, circa 80 mila imprese di istallazione di impianti rinnovabili (fotovoltaico, solare termico, pompe di calore, geotermia) non potrebbero più lavorare, rischiando di catapultare nella lista dei disoccupati oltre 200 mila persone.

La norma, che recepisce una direttiva europea, non contempla infatti la presenza dei responsabili tecnici delle imprese impiantistiche tra coloro che possono fregiarsi dell’abilitazione per installare impianti.

A Roma c’erano anche, per Cna Installazione Impianti, il presidente regionale Fabrizio Ferraioli e il presidente provinciale Fausto Piccinini. “Persone con alle spalle anni di lavoro – hanno dichiarato – per la nuova legge, così com’è, sostanzialmente non esistono”.

Le associazioni hanno dunque denunciato ai parlamentari presenti (per le Marche, Carrescia e Fabbri) una situazione assurda, che rischia di produrre effetti devastanti a livello sociale, in uno dei pochi settori che sta resistendo alla crisi. Secondo la normativa, infatti, sarebbero abilitati all’installazione di impianti solo i laureati, i diplomati e, previo un percorso di formazione, coloro che posseggono un attestato professionale. La stragrande maggioranza degli operatori che non possiede un titolo di studio superiore sarebbe così tagliata fuori.

Alla richiesta di aiuto hanno risposto già diversi parlamentari, che hanno assicurato il loro impegno a risolvere la situazione. “L’impegno dichiarato – hanno raccontato Piccinini e Ferraioli al rientro da Roma – è quello di approvare un emendamento al decreto che estenda a tutte le imprese artigiane la possibilità di continuare ad operare nel campo delle rinnovabili, previo corso di aggiornamento. Nel caso in cui i tempi dell’emendamento si dimostrassero troppo lunghi rispetto all’entrata in vigore della norma, fissata per il 1 agosto, i parlamentari provvederanno a concedere una proroga di un anno, affinché la questione possa risolversi”.

“L’auspicio è che per il futuro, quando si stabiliscono le norme, si chiamino prima le associazioni di categoria, invece di correre ai ripari dopo”.


Nella foto, da sinistra: Fausto Piccinini e Fabrizio Ferraioli a Roma
piccinini e ferraioli

 
 

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