Piccole ma buone, le imprese donna resistono alla crisi

Il Comitato Impresa Donna CNA: “Ma vengono penalizzate nell’accesso al credito”

di DANIELA GIACCHETTI
ANCONA
bea_mimosa Piccole ma buone, le imprese donna resistono alla crisi malgrado siano afflitte da penalizzazioni di genere. Secondo i dati Unioncamere, nel 2012 sono aumentate a livello nazionale dello 0,5%. Nelle Marche invece si è assistito ad un leggero calo (-0,03%) ma se si considera l’intero periodo del dopo crisi (2009-2012) si nota come il numero delle imprese femminili attive abbia tenuto e anzi, nella provincia di Ancona, si sia accresciuto, nonostante la crisi (+106). Così oggi nelle Marche un’impresa su quattro è donna e nella provincia di Ancona tale quota è addirittura superata (25,5%).
“Non possiamo ignorare questi numeri – dichiara Adriana Brandoni (foto), presidente Comitato Impresa Donna Cna provincia Ancona – abbiamo anzi bisogno di valorizzare questa fetta dell’economia. Le nostre performance restano migliori rispetto a quelle dell’impresa maschile: l’impresa rosa reagisce alla crisi ponendo molta attenzione alla formazione, alle politiche ambientali, alle risorse umane, all’innovazione, ma è penalizzata nell’accesso al credito, dove possiamo parlare di vera e propria discriminazione di genere”. spidocna
Nonostante secondo vari studi le donne risultino più solvibili degli uomini, il costo del denaro per loro continua ad essere più alto: vengono richieste maggiori garanzie ed applicata una maggiorazione dei tassi (+0,50%).
“Servono azioni forti – continua Adriana Brandoni – il prestito deve essere concesso in base a un’analisi del momento in cui si concede il credito. Non sul genere, ma sull’impresa”.
“Le imprese femminili costituiscono una realtà dinamica – aggiunge Elisabetta Grilli, responsabile provinciale Cna Impresa Donna – che mette in luce comportamenti economici maturi, profili professionali specifici. E’ noto che le imprese con una forte presenza femminile fanno registrare quasi il doppio di profitti in un’azienda tradizionale. Bisogna però creare le condizioni necessarie per dare alle donne la possibilità di non dover scegliere tra carriera e famiglia”.
“Non dimentichiamo – si inserisce la presidente Brandoni – che per molte di noi è stato possibile avviare un’attività imprenditoriale perché hanno potuto fare conto su una rete familiare di supporto nella gestione dei figli: le statistiche sono impietose e ci dicono che con l’aumentare dei figli aumenta la percentuale di abbandono del lavoro da parte della donna. C’è necessità di attuare politiche di conciliazione stabili e sistematiche: sporadici interventi pubblici e quelli spontanei posti in essere da imprenditrici/ori più illuminati non sono sufficienti”.
“Serve quindi un welfare per tutti – conclude la Grilli – che sia di aiuto vero alle famiglie così da non penalizzare il lavoro. E serve una più profonda integrazione tra il mondo in cui si produce e quello in cui si produce la vita”.
DATI IMPRESE FEMMINILI – FONTE CENTRO STUDI CNA MARCHE: [download id=”156″]

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