Solidarietà a Elly Curvy World dopo il danneggiamento. CNA propone sostegni economici alle attività colpite e torna a chiedere una ridistribuzione delle risorse più diffusa sul territorio
«La prima cosa che vogliamo esprimere è la nostra piena solidarietà alla titolare di Elly Curvy World e, insieme a lei, a tutti quei commercianti che ogni giorno continuano a tenere aperte le proprie attività al Piano, investendo risorse e cercando, spesso con grande fatica, di contribuire alla vitalità del quartiere».
Così Andrea Cantori, segretario della CNA di Ancona, interviene dopo il grave episodio avvenuto in piazza Ugo Bassi, dove nella notte è stata danneggiata con delle sassate la vetrina di un’attività commerciale.
«È l’ennesimo campanello d’allarme che non possiamo sottovalutare. Il Piano è un quartiere complesso, caratterizzato da una forte multiculturalità ma anche dalla presenza di situazioni di marginalità e di disagio. Il presidio della Polizia locale rappresenta certamente un elemento importante, ma episodi come questo dimostrano che da solo non può essere sufficiente, anche perché molti fenomeni di vandalismo e microcriminalità avvengono nelle ore notturne».
Secondo CNA occorre però intervenire anche sulle conseguenze economiche che questi episodi producono sulle imprese. «Quando viene sfondata una vetrina non c’è soltanto il danno materiale. C’è un imprenditore che deve mettere nuovamente mano al portafoglio, magari dopo avere già investito per migliorare il proprio negozio. E c’è soprattutto un danno psicologico: dopo l’ennesimo episodio ci si domanda inevitabilmente se valga ancora la pena continuare ad investire».
Da qui una proposta concreta della CNA. «Il Comune di Ancona ha già stanziato 100mila euro destinati alle imprese. Crediamo che si possa valutare di utilizzare queste risorse, in tutto o in parte, per costruire un provvedimento specifico a favore delle attività che subiscono atti vandalici e danneggiamenti nelle zone più difficili della città. In questo modo non si tratterebbe necessariamente di trovare nuove risorse, ma di indirizzare quelle già disponibili verso una situazione di particolare fragilità».
Il meccanismo, secondo CNA, potrebbe prevedere una forma di sostegno collegata alla TARI o ad altri tributi e oneri comunali, naturalmente individuando insieme agli uffici comunali lo strumento tecnicamente e normativamente più appropriato.
«L’obiettivo dovrebbe essere semplice: consentire all’impresa colpita di recuperare almeno una parte delle spese necessarie a riparare una vetrina, una serranda o gli altri beni danneggiati. Si potrebbero inoltre individuare preventivamente i quartieri maggiormente esposti a questi fenomeni, in modo da concentrare le risorse dove il rischio è maggiore. Sarebbe un aiuto economico, ma soprattutto un messaggio: se continui a investire in un quartiere difficile e la tua attività viene colpita, la città non ti lascia solo».
CNA torna inoltre a proporre una maggiore distribuzione degli eventi cittadini tra centro e quartieri, tema già sollevato dall’Associazione nelle scorse settimane.
«Non possiamo pensare alla riqualificazione soltanto in termini di sicurezza e controlli. Occorre riportare persone, iniziative e occasioni di socialità nei quartieri. Per questo abbiamo proposto che una parte degli eventi oggi concentrati nel centro venga organizzata anche al Piano. Significa distribuire meglio le risorse pubbliche, creare occasioni di frequentazione positiva e, soprattutto, sostenere concretamente le attività commerciali che operano in queste zone».
«La sicurezza rimane naturalmente indispensabile e spetta alle istituzioni competenti individuare gli strumenti più efficaci. Ma accanto alla repressione serve una strategia di presidio economico e sociale del territorio. Un negozio aperto, una vetrina illuminata, un bar o un’attività frequentata sono essi stessi elementi di vitalità e presidio di un quartiere».
«Per questo – conclude Cantori – oggi dobbiamo stare vicini non soltanto alla commerciante che ha subito questo grave danneggiamento, ma a tutti gli imprenditori del Piano che continuano a tenere duro. Dietro ogni vetrina che rimane accesa c’è qualcuno che continua a credere in quel quartiere e nella città. Dobbiamo fare tutto il possibile perché non perda questa fiducia»
