Per i contratti a termine servono norme snelle

“Una normativa estremamente rigida, in materia di contratti a termine e contratti di somministrazione può determinare effetti negativi sull’occupazione”. Con queste parole la CNA, oggi in audizione alla Camera, ha commentato la normativa in materia di contratti a tempo determinato, introdotta dal decreto Dignità.

La legge è entrata in vigore nel 2018 ed era nata con lo scopo di ridurre il precariato, rendendo difficili e complicati i contratti a tempo determinato, la cui durata massima è stata accorciata da 36 a 24 mesi e ha reso più costoso il licenziamento illegittimo.

“Il decreto Dignità – prosegue la CNA – ha inciso in modo dirompente su un impianto normativo ben funzionante e, nei cui confronti, non poteva essere imputato il problema della precarietà. Il contratto a termine e quello di apprendistato rappresentano il principale canale di ingresso nel mondo del lavoro, per i dipendenti dell’artigianato e della piccola impresa, anche perché operare al fianco del ‘maestro di bottega’ rappresenta un’esperienza di valore altamente professionalizzante. Per CNA è indispensabile una disciplina snella e facilmente gestibile per il ricorso al contratto a termine. La lotta alla precarietà può essere sostenuta soltanto innalzando il livello delle competenze professionali dei lavoratori dell’artigianato e della piccola impresa, anche perché la stabilizzazione dei lavoratori è un interesse paritetico. “

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