Giovedì mattina, a Palazzo del Governo ad Ancona, alla presenza del Sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco, è stato firmato il Patto per la sicurezza urbana del Comune di Ancona: prefettura, Regione Marche, Comune e un fronte compatto di associazioni di categoria, tra cui CNA Ancona, hanno messo nero su bianco un impegno comune su videosorveglianza, illuminazione pubblica, rigenerazione urbana e prevenzione sociale.
Quando si firma un patto per la sicurezza, la tentazione è pensare che riguardi soprattutto chi la sicurezza la garantisce per mestiere: prefettura, forze dell’ordine, amministrazione comunale. È giusto che siano loro al centro. Ma seduti a quel tavolo, con le altre associazioni di categoria, c’era anche CNA Ancona, e non per una questione di rappresentanza formale.
Le nostre imprese la sicurezza urbana la vivono tutti i giorni, prima ancora che nei numeri dei reati. È la saracinesca che si abbassa presto perché la strada dopo una certa ora si svuota. È l’artigiano che ha investito in un locale in un quartiere che aveva bisogno di essere rianimato, e che oggi si chiede se quell’investimento resterà protetto. È il commerciante che deve convincere un cliente a fermarsi, non solo a comprare. La percezione di insicurezza non è un dettaglio accessorio nell’economia di un territorio: è una delle variabili che decide se un’attività apre, resiste o chiude.
Per questo il Patto firmato nei giorni scorsi ad Ancona non è solo un atto tra istituzioni. Videosorveglianza, illuminazione pubblica, rigenerazione degli spazi degradati, coinvolgimento del volontariato e delle associazioni: sono tutte leve che agiscono direttamente sulla capacità di un quartiere di attrarre impresa, non solo di scoraggiare il crimine. Un centro storico illuminato e curato è un centro storico dove si apre un negozio. Una periferia con spazi pubblici rigenerati è una periferia dove un artigiano investe.
Ed è un tavolo a cui siamo chiamati spesso: i corsi sul gioco d’azzardo, il disagio giovanile e il consumo di alcol tra i minori, il presidio e il controllo del territorio nei quartieri più esposti. Ogni volta rispondiamo presente, perché lo sentiamo come un dovere di imprenditori prima ancora che di associazione. Ma un dovere ripetuto troppe volte diventa comodo per chi convoca, se non si accompagna a un impegno altrettanto costante dall’altra parte: le imprese possono metterci disponibilità e conoscenza diretta del territorio, non possono sostituire gli investimenti strutturali che spettano a chi ha in mano il bilancio.
È il motivo per cui, quando le istituzioni chiedono alle categorie economiche di sedersi e contribuire, la risposta di CNA è sempre la stessa: presenti. Le imprese fanno la loro parte, come sempre, perché sanno che la sicurezza di una città non si misura solo in assenza di reati, ma in presenza di vita, di attività aperte, di persone che tornano a camminare per strada la sera. È questo, in fondo, lo sviluppo che vogliamo per Ancona.
