Oggi i “numeri” (giusti) li danno gli artigiani

Mille e più le voci del fisco italiano. E 1982 il numero degli incentivi alle imprese. Le modifiche al Codice degli appalti precedente hanno toccato quota 813 in sei anni. A due milioni ammontano le tonnellate di Co2 non emesse grazie agli interventi permessi dai bonus per la riqualificazione edilizia. Infine, solo 20mila sono annualmente i giovani italiani diplomati italiani negli istituti tecnici a fronte dei 500mila tedeschi. Cinque numeri che meglio di ogni lungo discorso fotografano la realtà del nostro Paese. A scattare questo ritratto il nostro presidente nazionale, Dario Costantini, intervenendo al consiglio di CNA Lombardia tenutosi ad Adro, in provincia di Brescia, alla presenza del presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, di Antonio Misiani (vice presidente della commissione Bilancio della Camera), Maria Chiara Gadda (vice presidente della commissione Agricoltura della Camera), Guido Guidesi (assessore allo Sviluppo economico della Lombardia) e Giovanni Bozzini, presidente di CNA Lombardia.

“Da anni assistiamo con sgomento a una straripante produzione di norme fiscali – ha spiegato Costantini – continuamente riviste, modificate, ripensate, un autentico stress per ogni contribuente. Eppure, non si è mai intervenuti sulla più palese delle ingiustizie: tassare redditi uguali in maniera diversa, così che oggi un artigiano a parità di entrate paga più di un lavoratore dipendente o di un pensionato. Ora il governo ha presentato una riforma organica del fisco. Noi siamo fiduciosi per natura, ma siamo altrettanto sicuri che la strada per arrivare a un fisco equo, semplice e trasparente sia ancora lunga e accidentata”.

“Un’altra congerie con la quale siamo costretti a confrontarci praticamente tutti i giorni è quella degli incentivi – ha sottolineato il nostro presidente nazionale – 229 quelli dell’amministrazione centrale, 1753 quelli degli enti locali. Spesso si sovrappongono, talvolta sono duplicati l’uno dell’altro, in gran parte sono delle ‘una tantum’. Tra di loro sono appena 18 gli incentivi che dispongono di una dotazione finanziaria adeguata, di stabilità e di continuità temporale. Ben venga, dunque, il riordino del sistema annunciato dall’esecutivo. Purché ne sia modificata la natura stessa. Le micro, piccole e medie imprese rappresentano il 98 per cento del tessuto produttivo eppure attualmente non solo gli incentivi ma in genere tutte le norme sono scritte per il residuo 2 per cento, un metodo che costringe quindi il 98 per cento della platea ad adattarsi a misure pensate per le poche, grandi imprese italiane. Chiediamo inoltre, una volta per tutte, di cassare la lotteria del ‘click day’. Gli imprenditori hanno il rischio nel proprio Dna, ma il gioco d’azzardo non rientra nella loro natura”.

“Oggi entra in vigore il nuovo Codice degli appalti – ha ricordato Costantini – e come CNA dobbiamo essere orgogliosi dei risultati importanti che abbiamo ottenuto lungo il percorso della sua approvazione, dal riconoscimento dei consorzi artigiani alla suddivisione in lotti. Rimangono alcune criticità, come il subappalto a cascata, e in genere ci poniamo una serie di interrogativi. Le circa 36mila stazioni appaltanti riusciranno ad assicurare finalmente la totale digitalizzazione del sistema o ci sarà ancora chi chiederà i sigilli in ceralacca sulle buste contenenti le offerte come un secolo fa? Soprattutto, le piccole imprese riusciranno ad aggiudicarsi una fetta più consistente dell’attuale 5 per cento di un mercato che vale 200 miliardi l’anno o saranno comunque avviluppate in lacci e lacciuoli di ogni genere che ne freneranno la crescita?”.

“Uno dei principali problemi delle imprese italiane, e di artigiani e piccole in particolare, è la mancanza di manodopera – ha lanciato l’allarme il presidente della CNA – la riforma degli Its è quindi benvenuta ma in realtà ci sono sempre meno giovani che vogliono svolgere i nostri mestieri. Con l’aggiunta di una gelata demografica senza pari. E questo nonostante le Pmi costituiscano l’accesso principale al mondo del lavoro: l’80 per cento dei nuovi assunti, e il 70 per cento dei giovani sotto i trent’anni, è merito di queste aziende. È giocoforza quindi andare a cercare giovani di buona volontà al di fuori dei confini nazionali. Con le altre associazioni europee delle piccole imprese abbiamo firmato il Patto di Taormina grazie al quale stiamo lavorando alla creazione di scuole di formazione nei Paesi del Nord Africa dai quali far venire in Italia giovani già preparati”.

“Oggi si sente dire di tutto e di più, in genere negativamente, dei bonus per la riqualificazione energetica degli immobili – ha rilevato Costantini – ma bisogna rammentare che grazie a queste misure non sono state emesse due tonnellate di Co2 e sono stati risparmiati 1,6 miliardi di metri cubi di gas. Questo mercato ha, inoltre, trainato la ripresa economica, raddoppiando il suo valore fino a 50 miliardi dai 25 del 2019. Comunque, qualsiasi cosa si possa pensare di questi bonus, non si può dimenticare la questione dei crediti incagliati che va risolta al più presto e una volta per tutte, in quanto le imprese si sono limitate ad applicare una legge dello Stato e non possono patire conseguenze che lo stesso Stato non aveva eventualmente previste”.

Infine, Costantini ha rilanciato la proposta della CNA di favorire l’autoproduzione di energia attraverso l’installazione sui capannoni di impianti fotovoltaici. “Sono 200mila le piccole imprese pronte a farlo – ha evidenziato – se fosse concesso un credito d’imposta pari al 50 per cento dell’investimento. E con una dotazione di 2,5 miliardi in tre anni i benefici sarebbero molti, da una nuova potenza pari a un terzo dell’intera capacità italiana alla riduzione dei consumi di gas par due miliardi di metri cubi annui, al taglio di due terzi del costo delle bollette delle imprese, che porterebbe a una forte crescita della competitività del sistema Paese”.

Per questi investimenti di interesse pubblico possono essere utilizzate le risorse del Pnrr. I privati hanno dimostrato a più riprese di essere molto più efficienti delle amministrazioni pubbliche in quanto a capacità di spesa. Di conseguenza, è necessario dare alle imprese, e alle piccole imprese in particolare, fiducia. “Le nostre imprese – ha concluso Costantini – contrariamente ad alcuni stereotipi non sono l’ostacolo allo sviluppo dell’Italia. Piuttosto, ne rappresentano la molla, uno dei principali pilastri del Paese, presidio economico e sociale nel contempo. Non de localizzano. Sono alfieri del Made in Italy. Non chiedono aiuti, deroghe, scorciatoie. Rivendicano solo il diritto i lavorare in un contesto a misura di ‘piccoli’ nell’interesse del nostro Paese”.

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