No ai “No” ideologici sul parco del Cardeto

Parco del Cardeto: la CNA di Ancona dice basta ai no ideologici e chiede un fronte comune per coloro che vogliono investire ed abbellire la nostra città

Una svolta per il parco del Cardeto grazie ad investimenti pubblici e privati e ad una progettazione che permette anche di accedervi in maniera funzionale. Una prospettiva che finalmente permette di ipotizzare una rinascita di una delle aree più belle della nostra città.

Il soggetto pubblico (di varia natura: Comune, Beni Culturali, Università) ha già investito in un’area immensa: la polveriera Castelfidardo è stata trasformata in sala convegni. Oggi il progetto dell’Archivio di Stato nell’ex Caserma Stamura diventa più concreto grazie ad un parcheggio che permetterebbe la fruizione dell’area. Se a questo aggiungiamo possibili investimenti privati per il recupero del faro, tutto questo processo di ristrutturazione permetterebbe finalmente di porre fine, in questa area, alla “Teoria della finestra rotta”.

Purtroppo a poche ore dalla proposta di un ristorante e un parcheggio nell’area del Cardeto si sono levati già alcuni “no” ideologici, “no” che avevano già soffocato sul nascere precedenti progetti di riqualificazione dell’area, mantenendo così il cuore verde di Ancona ancora nel degrado. Ancona non deve e non può continuare così: solo il pubblico non riuscirà mai a recuperare l’immenso patrimonio artistico, culturale, ambientale che necessità di interventi. Occorre un sostegno privato che naturalmente può investire se vi sono le possibilità di mercato. Il Cardeto, come è noto, è rimasto inviolato dalla speculazione edilizia proprio in quanto zona militare, così come avvenne per la Cittadella. Un parco urbano di tale valore naturalistico, storico e archeologico è una risorsa preziosa per i cittadini e una leva turistica eccezionale, auspicando che possa essere ricompreso presto nel Parco del Conero.

Siamo tutti sensibili alla salvaguardia dell’ambiente ma ciò non significa lasciare tutto così com’è, in uno stato selvaggio e di abbandono. Per poterlo vivere c’è bisogno di interventi anche estetici di miglioramento, offrire la possibilità a privati di aprire un’attività di somministrazione, magari valorizzando prodotti del territorio, gestita in modo etico, oltre ad aumentare la fruibilità, garantirebbe anche un maggior presidio e una maggior sicurezza.

Va aggiunto che numerosi edifici all’interno del Cardeto sono rovine di costruzioni fatiscenti in cemento, residui di quando l’area era zona militare, pericolosi per la incolumità dei cittadini e dei fruitori del parco.
La questione andrebbe allargata anche a certi “NO ad abbattere” espressi dalle Soprintendenze che considerano intoccabili edifici degradati come la vecchia Angelini della Palombella, diventati ricettacolo di sbandati e contribuendo a dare una pessima immagine della città per chi entra da nord.

“L’ambientalismo dei no ideologici non ci trova d’accordo, sono devastanti, li abbiamo già visti all’opera e alcune volte impediscono di riappropriarci delle nostre città – commentano Raffaele Giorgetti e Andrea Cantori, presidente e segretario CNA di Ancona – I progetti precedenti sono stati fermati e il risultato è sotto gli occhi di tutti: da anni abbiamo un angolo importante dal punto di vista storico, culturale e ambientale non valorizzato, lasciato a se stesso, senza un progetto concreto e fattibile di valorizzazione, un risultato non accettabile perché impoverisce la città, non permette ai cittadini di appropriarsi di questa splendida location e scoraggi gli investitori – concludono Giorgetti e Cantori – La nostra associazione chiede ragionevolezza, chiede che almeno si possano vedere le proposte e i progetti, chiede di farla finita con i NO ideologici.”

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