Manovra, centrato solo il "rigore". Non c'è "equità" e c'è poco "sviluppo"

Il governo italiano ha varato una manovra impegnativa che impone rilevanti sacrifici, necessari per ripristinare la fiducia nel Paese. In attesa del confronto in sede di Direzione Provinciale (convocata per le 18.30 di domani alla presenza del responsabile nazionale divisione economico-sociale Cna Enrico Amadei, presso la sede provinciale di Ancona), la Cna esprime le prime considerazioni.

“Il Presidente Monti ha caratterizzato la sua manovra con tre linee guida: rigore, sviluppo, equità – dice Otello Gregorini, direttore provinciale Cna – e se sul rigore siamo tutti d’accordo dato che l’obiettivo è stato centrato in pieno, dubbi ci sorgono sullo sviluppo, centrato parzialmente, e soprattutto sull’equità che a nostro avviso non è stata assolutamente raggiunta. Parlerei invece proprio di iniquità, piuttosto”.

Ciò che preoccupa fortemente la Cna è la sterilizzazione dell’indicizzazione delle pensioni ma anche l’aumento dell’Iva, a fronte di interventi sui costi della politica e sul funzionamento della macchina pubblica ben al di sotto delle aspettative.

“Coniugare la parola equità con la mancata indicizzazione delle pensioni e poi con l’incredibile incremento delle accise sui carburanti – continua Gregorini – ci sembra un insulto al concetto di stesso di equità”.

La Cna teme che famiglie ed imprese non potranno reggere il peso di incrementi così pesanti.

“Gli imprenditori non intendono sottrarsi alle azioni necessarie per consentire il risanamento dei conti pubblici – spiega il direttore provinciale Cna – ma sono coscienti che l’efficacia degli interventi si dovrà misurare sulla capacità di rilancio della nostra economia. Il riequilibrio dei saldi di finanza pubblica non può essere raggiunto se prevalgono gli effetti depressivi su redditi  e consumi rispetto ai tagli alla spesa. Per sostenere l'impresa diffusa e le imprese di minore dimensione, che contribuiscono alla creazione della maggior parte del reddito e dell’occupazione, vanno attentamente calibrate le misure relative a liberalizzazioni, concorrenza, accesso al mercato degli appalti e crediti verso la pubblica amministrazione”.

La manovra non agisce, insomma, secondo la Cna, nella direzione di facilitare la ripresa dei consumi e di conseguenza quella economica.

Ecco perché ora l’associazione confida nelle opportune correzioni nel corso del passaggio alle Camere.

“Faremo tutto quello che è in nostro potere fare, partendo dal coinvolgimento dei locali rappresentanti del Parlamento  – conclude Gregorini – affinché vengano recepite le variazioni necessarie per incidere sullo sviluppo e sull’equità. Ci risulta davvero incredibile che il governo, malgrado le pressanti richieste, non abbia agito in modo significativo sui grandi patrimoni e sull’evasione”.

UFFICIO STAMPA: DANIELA GIACCHETTI

 

 

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