Lo smart working va regolato con i contratti collettivi

La fortissima accelerazione del lavoro agile durante la pandemia ha evidenziato le grandi potenzialità dello strumento ma al tempo stesso alcune fragilità. In quest’ottica CNA ha espresso alcuni orientamenti per disciplinare lo smart working che si sta rapidamente diffondendo nell’organizzazione delle imprese.

L’occasione è stata il tavolo avviato dal Ministro del lavoro Andrea Orlando con le parti sociali con l’obiettivo di definire in tempi rapidi un protocollo di accordo che sarà poi riferimento essenziale per il Parlamento dove sono stati presentati due ddl al Senato e 8 proposte di legge alla Camera.

CNA ritiene che l’attuale disciplina (legge del 2017) sia troppo fragile nella parte in cui richiede l’accordo individuale tra datore di lavoro e dipendente, non delegando alcun ruolo alla contrattazione collettiva.

Tale aspetto infatti non consente di cogliere le differenze e le specificità tra settori o tra le caratteristiche delle imprese. Per CNA è una rotta da invertire; il contratto collettivo di lavoro deve diventare la fonte principale, come proposto dallo stesso ministro Orlando, per disciplinare il lavoro agile in quanto è l’unico strumento che consente da un lato di garantire uniformità di trattamento tra tutti i lavoratori e dall’altro di cogliere le specifiche esigenze e le potenzialità dei vari settori.

Il lavoro agile è un modello organizzativo complesso che dovrà avere una solida ed organica regolamentazione in quanto avrà impatti su mansioni, processi produttivi, riqualificazione dei luoghi e dell’orario di lavoro, sulla formazione e sui profili di responsabilità del datore di lavoro, ma anche sulle modalità di esercizio del controllo e disciplinari, su un eventuale diritto alla priorità delle richieste, su come garantire periodi di riposo o il diritto alla disconnessione.

Secondo la nostra Confederazione si dovrebbe procedere agendo su tre direttrici:

  • prevedere che gli elementi fondamentali devono essere concretamente disciplinati dalla contrattazione collettiva di qualità. Certo in alternativa ovvero in assenza di accordo collettivo, lo smart working potrebbe essere comunque disciplinato dall’accordo individuale tra le Parti;
  • garantire la semplificazione gli adempimenti, anche alla luce della positiva esperienza registrata durante la fase dell’emergenza sanitaria, Quindi rendere strutturali le semplificazioni adottate durante la fase emergenziale (cd. smart working semplificato);
  • incentivare la contrattazione collettiva magari prevedendo una serie di incentivi e sgravi per le imprese che applicano lo smart working, come disciplinato dalla contrattazione collettiva di riferimento.

 

Questo articolo Lo smart working va regolato con i contratti collettivi è stato pubblicato su CNA.

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