Le piccole imprese nella morsa delle banche. Indagine SWG per Cna

Poco più della sufficienza: questo il voto dei piccoli e medi imprenditori alle banche. Un risultato che sa di risicato e che la dice lunga sul rapporto sempre più difficile in questi tempi di crisi tra banca e impresa.

Parlano chiaro gli esiti dell’indagine commissionata dalla Cna alla Swg che ha intervistato tra il 12 e il 25 ottobre scorsi un campione di 400 imprese italiane con meno di 50 addetti ben suddivise per area geografica, classe dimensionale e settore di attività.

Il voto medio sale leggermente se riferito alle banche territoriali, con le quali il rapporto sembra migliorare, mentre risulta ancora scarsa la fiducia nelle banche on line.

Il 62% dei piccoli e medi imprenditori ha un rapporto diretto e di fiducia con il personale della banca, ma ben un terzo degli intervistati è escluso da tale privilegio.

Tra i principali temi di insoddisfazione indicati, in primis i costi del servizio e la scarsa disponibilità a concedere credito.

Il 78% degli intervistati dichiara che la fase attuale è anche più grave rispetto alla pesante stretta creditizia del 2008 e del 2009; il 56% denuncia un irrigidimento applicato dagli istituti di credito di fronte a richieste di prestiti e aperture di linee di credito a favore di pmi.

Nerissime le previsioni: poche le speranze di miglioramento, anzi il 58% degli intervistati prevede nei prossimi tre mesi un peggioramento dei rapporti con le banche.

“Gli esiti di questa indagine – commenta il vice direttore provinciale Cna Marzio Sorrentino – dipingono un ritratto a tinte fosche del rapporto fra le banche e le imprese, oltre tutto peggiorato da questi tempi di crisi. La stretta delle banche sembra essere più forte per gli imprenditori delle costruzioni e difficoltà risultano evidenti anche per le micro imprese da 1 a 9 dipendenti. L’accesso al credito appare come una chimera per una parte troppo consistente di pmi, in special modo per quelle imprese che aspettano fatture dalla PA con scadenza oltre i 60 giorni. Il rapporto migliora, anche se di poco, con l’aumentare della classe dimensionale delle imprese”.

Per tutte, in questo mare in tempesta che è l’accesso al credito, l’unico salvagente a disposizione sembra essere il confidi. “A noi si rivolgono le imprese che hanno bisogno di credito soprattutto per sopperire alla mancanza di liquidità”, spiega Daniele Ricciotti, direttore della sede provinciale di Ancona di Fidimpresa Marche, il confidi unico della Cna, che snocciola i dati più aggiornati: “Da gennaio a novembre 2011, abbiamo deliberato nella sola provincia di Ancona ben 857 pratiche su un totale di 1.090 richieste, per un importo complessivo pari a 50milioni 943mila euro”.

“Il credito – continua Ricciotti – viene chiesto dalle imprese principalmente per esigenze di liquidità”. Tutto porta, dato che l’indagine ha bene evidenziato che il 35% delle imprese intervistate afferma di avere avuto elevate difficoltà di accesso al credito bancario e che principalmente le pmi hanno chiesto alle banche concessione o estensione di un fido e fido per anticipo fatture, quasi all’80% per mancanza di liquidità.  

 

UFFICIO STAMPA: DANIELA GIACCHETTI

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