Le Marche perdono imprese giovanili più di ogni altra regione italiana. Ad Ancona il conto è già arrivato

Meno 36,7% di imprese under 35 in dieci anni, contro il meno 24% nazionale. In provincia 2.443 titolari con almeno 70 anni e 908 imprenditori anziani in meno rispetto al 2015. CNA Ancona chiede un dispositivo provinciale per la trasmissione d’impresa

Le Marche sono la regione italiana che ha perso più imprese giovanili negli ultimi dieci anni: da 16.029 nel 2014 a 10.139 nel 2024, meno 36,7% contro una media nazionale del 24%. Il dato arriva dal dossier CNA “Imprese senza ricambio“. Accanto a questo, un secondo movimento che riguarda le Marche più di ogni altra regione: nello stesso periodo i titolari di impresa individuale con almeno 70 anni sono diminuiti di 2.664 unità, la riduzione assoluta più forte del Paese.

La regione si assottiglia da due lati. Escono gli imprenditori anziani, non entrano i giovani. I titolari marchigiani over 70 restano 10.594, il 14,2% delle imprese individuali, una quota tra le più alte d’Italia. E si abbassa per una ragione sola: chi ha superato i settant’anni chiude l’attività, al suo posto non subentra nessuno.

Ad Ancona i titolari con almeno 70 anni sono 2.443, il 12,5% del totale. Dieci anni fa erano 3.351, con una quota del 12,8%. Novecentotto imprenditori anziani in meno e la percentuale che scende di tre decimi di punto: sulla carta è la provincia meno esposta delle Marche, quarantunesima su 107 in Italia. Sulla carta. Perché quelle 908 attività non hanno cambiato proprietario bensì hanno chiuso, portandosi dietro mestieri, clienti e fornitori.

Ancona resta il bacino artigiano più grande della regione: 9.763 imprese artigiane su 34.288 imprese attive, il 28,5%. Il rapporto tra imprenditori anziani e imprese attive è il più basso delle Marche, 71,2 ogni mille. È la provincia con più patrimonio produttivo da trasferire e con meno tempo di quanto dica la statistica. I residenti tra 20 e 39 anni, cioè chi potrebbe rilevare quelle aziende, erano 106.009 nel 2015. Oggi sono 94.846: 11.163 in meno.

Da qui parte l’osservazione di CNA Ancona sulla programmazione del territorio. La capacità produttiva della provincia sta in quasi diecimila imprese artigiane sparse lungo le valli, dentro comuni piccoli, in un territorio dalla morfologia complicata. Una politica industriale che risponde alla crisi con grandi insediamenti ad alta intensità produttiva costruisce il contenitore mentre il contenuto si svuota.

“Continuiamo a discutere di dove mettere le cattedrali e non di chi terrà aperte le officine“, dice Massimiliano Santini, direttore provinciale di CNA Ancona. “Questo è un territorio parcellizzato in piccole amministrazioni periferiche, con una morfologia che non si presta alle grandi aree produttive. La ricchezza sta in una rete diffusa di microimprese che ha tenuto insieme lavoro, demografia e coesione sociale nei borghi. La senilità imprenditoriale e il crollo delle nuove imprese giovanili tolgono a quella rete le competenze dei settori tradizionali, che sono la ragione per cui molte comunità stanno ancora in piedi.“

La proposta dell’associazione sposta il passaggio generazionale dal piano familiare a quello economico. Trattato come una vicenda ereditaria, resta una faccenda privata. Trattato per quello che è, riguarda un mercato che nel territorio non è mai stato organizzato: l’incontro tra chi lascia un’attività avviata e chi potrebbe rilevarla.

“Un imprenditore di settant’anni che vuole uscire e un trentenne che vorrebbe mettersi in proprio quasi mai si incontrano, e quando si incontrano si fermano davanti al credito“, continua Santini. “Serve un dispositivo provinciale della trasmissione d’impresa: un posto dove le aziende in uscita vengono censite e valutate, dove chi subentra viene accompagnato e formato, dove il passaggio delle competenze ha un tempo e un tutor. Chiediamo alla Regione e alla Camera di Commercio di lavorarci con noi. Un’impresa sana che chiude per mancanza di eredi è un costo che paga tutto il territorio.”

CNA Ancona lega la richiesta al lavoro già avviato con gli istituti tecnici e professionali della provincia su orientamento e apprendistato duale. La filiera del ricambio comincia molto prima dei settant’anni, nelle aule dove si decide se un mestiere ha ancora un futuro.

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