L’artigianato abruzzese continua a contare le perdite

Alla fine del 2021, all’appello mancano 200 imprese, relegando la nostra regione al penultimo posto della graduatoria nazionale, con le sole Marche in grado di far peggio.

A rilevarlo è lo studio realizzato da Aldo Ronci per conto della CNA Abruzzo su dati di Movimprese, il sistema informatico delle Camere di commercio italiane.

Una ricerca che conferma ancora una volta la fragilità del sistema abruzzese di micro imprese. Una fragilità che l’emergenza Covid ha messo ancor più in evidenza e che per il momento affida le proprie speranze di sopravvivenza alle misure di sostegno varate in questi due anni, ovvero a quella miscela fatta di bonus, contributi a fondo perduto, concessione di crediti garantiti, cassa integrazione, sospensione di pagamenti di imposte e tributi vari che soprattutto il Governo nazionale ha messo in campo.

“Il quadro che si delinea – spiega il presidente regionale della CNA, Savino Saraceni, che da qualche settimana è anche vice presidente nazionale – è quello di una regione in evidente stato di sofferenza, e che proprio a causa di ciò avrebbe bisogno di misure rapide ed efficaci di sostegno. Purtroppo, assieme ad altre associazioni che rappresentano con noi il mondo della micro impresa, abbiamo dovuto constatare come spesso alle promesse non seguano in fatti: è avvenuto ad esempio per la legge regionale sul credito, approvata lo scorso mese di maggio dal Consiglio regionale, che benché forte di una cospicua dotazione finanziaria da 10 milioni di euro, tutti destinati a favorire l’accesso ai prestiti bancari con la garanzia offerta dai confidi, non è sin qui mai entrata in vigore. Di tempo per riparare ce n’è davvero poco, perché con l’inizio dell’anno sono state abolite tutte le moratorie legate ai prestiti e riavviato il pagamento di imposte e tributi: quanto basta per temere che, in assenza di interventi tempestivi, saranno in tanti stavolta a non farcela”.

Lo studio

Nel 2021 le iscrizioni sono state 1.414, mentre le cessazioni 1.614, con un decremento dunque di 200 unità. In valore percentuale, le imprese artigiane abruzzesi hanno subito una flessione dello 0,68%, dato in controtendenza rispetto invece all’incremento registrato a livello nazionale, che è stato dello 0,79%. Cifre assolute e percentuali negative relegano così inesorabilmente l’Abruzzo nella parte più bassa della classifica tra regioni, ovvero in decrescita. Mentre tutte le altre hanno manifestato segni evidenti di ripresa, con la Campania in cima alla graduatoria e capace di un incremento che sfiora il 2%.

Segno negativo per tutti i territori in modo sostanzialmente omogeneo, con punte negative a Chieti (-69) e L’Aquila (-60), con Teramo (-41) e Pescara (-30). Quanto ai settori, a subire decrementi sono stati ovviamente un po’ tutti i comparti, con punte nelle manifatture (-93), dove a pagare di più sono stati abbigliamento, articoli in pelle ed alimentari, oltre che nella riparazione di auto e prodotti per la casa (-38). Meno evidente il calo nell’area delle costruzioni (-11), forse in ragione delle ripresa assicurata dalle misure legate al Superbonus.

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