Preambolo – Sintesi dell’articolo di Camillo Langone (“L’Italia interna che non vuole i turisti”, Il Foglio, 31 luglio 2025)
Nella sua rubrica Preghiera, pubblicata su Il Foglio il 31 luglio 2025, lo scrittore Camillo Langone racconta una tappa del suo viaggio notturno verso Osimo, con l’intento di visitare il Santuario di San Giuseppe da Copertino. L’ammirazione per il luogo e per la figura del santo si scontra, tuttavia, con la difficoltà pratica di trovare una struttura ricettiva dotata di parcheggio, una necessità per chi viaggia con l’auto carica di effetti personali.
Pur definendo Osimo una “cittadina amena, d’arte, religiosa e industriosa”, Langone si rammarica della mancanza di ospitalità turistica in centro, e conclude con una nota amara: l’Italia interna potrebbe essere un’alternativa al turismo di massa, ma se mancano gli alberghi – «ciao».
La nostra risposta
Gentile dott. Langone,
abbiamo letto con attenzione il suo racconto, seppur breve, della recente esperienza nella nostra splendida città di Osimo.
Non le nascondiamo di essere rimasti sorpresi, e soprattutto dispiaciuti, nel sapere che non ha potuto soggiornare nel centro storico. Ci colpisce, in particolare, la motivazione che lei attribuisce a questa difficoltà: quella che definisce come una mancanza è, in realtà, la conseguenza naturale di una precisa scelta urbanistica e culturale. Osimo è una città “amena”, come lei stesso scrive, perché ancora non invasa dal turismo di massa; un luogo in cui la vita del centro è vissuta prima di tutto dai suoi abitanti, dove l’arte, la storia, le opere, gli antichi manoscritti e le nostre suggestive grotte sotterranee si offrono a chi non desidera solo viaggiare, ma anche scoprire.
E la scoperta, a nostro avviso, non deve essere sempre facile o comoda: richiede tempo, pazienza, attenzione.
È questo il “prezzo” che paghiamo per vivere in una città in cui, salvo rarissimi episodi, non si rompono i finestrini delle auto per rubare; dove in centro ci si ferma ancora a parlare tra amici, tra conoscenti, con il familiare o con il barista che ti conosce da sempre.
Un luogo che alcuni definiscono, a volte con disprezzo, “di provincia”, altri con affetto “Cittaslow”. I nostri concittadini, per fortuna, non si curano troppo delle etichette: vivono, semplicemente, la loro città.
Nella speranza di non essere fraintesi, infine, alla luce del suo impegno letterario, ci permettiamo di paragonare la nostra città a suor Teresa di Lisieux (avendo due siti di rilievo come il Santuario di San Giuseppe da Copertino e quello di Campocavallo, crediamo di meritarcelo).
La Santa carmelitana francese fu fautrice della cosiddetta “piccola via”, ispirata al passo: “La misericordia è concessa ai piccoli” (Sapienza 6,7). Teresa si rese conto di non poter raggiungere la grandezza dei grandi santi, consapevole dei propri limiti e della propria “piccolezza”. Ma comprese che proprio questa consapevolezza l’avrebbe innalzata verso la grazia di Dio.
Ebbene, Osimo è così: siamo consapevoli dei nostri limiti, ma sappiamo che sono proprio questi a renderci autentici agli occhi del mondo.
Il segretario della CNA di Zona Sud di Ancona
Andrea Cantori
