Che cos’è quella cosa bella
che più la usi e più si svela,
più la doni e più sfavilla?
È il saper fare.
È la pace.
C’è un filo sottile,
forse un po’ magico,
che unisce la Pasqua al lavoro artigiano.
È il filo delle cose che si rompono e si aggiustano,
dei mestieri antichi che sanno di futuro.
In un mondo che cambia in fretta
e dimentica spesso la gentilezza,
c’è ancora chi costruisce, ripara, inventa, trasforma.
Chi mette mestiere, pazienza e pensiero
dentro un oggetto, un’idea, un credo.
E così crea cose e valori,
costruisce fiducia e relazioni.
Perché il lavoro artigiano somiglia alla pace:
avvicina e tesse legami.
Il mestiere artigiano
ha il passo del per sempre:
torna vivo nelle mani,
nella vita e nella gente.
È questo l’Infinito Artigiano:
il valore che rinasce e tende la mano.
