Imprese al femminile: calano nella provincia

Perse 135 imprese in un anno ma reggono meglio delle altre

Le imprese a conduzione familiare pure calando numericamente dal 2018 al 2019, in termini percentuali sulla totalità delle imprese continuano a crescere.
Tra il 2018 e il 2019 le imprese femminili calano nella provincia di Ancona di 135 unità, pari al -1,4%. Nello stesso periodo la provincia perde in complesso 683 unità pari al -1,7%. Dunque le imprese femminili hanno tenuto e reagito meglio alle difficoltà del 2019 rispetto al complesso delle imprese.
Ciò nonostante, tra le imprese femminili sono meno diffusi i settori che registrano imprese in aumento: sono 6 rispetto agli 8 settori che si registrano tra il complesso delle imprese. Le imprese femminili aumentano di numero per fornitura di energia, trasporti, attività finanziarie e assicurative, servizi di istruzione ma soprattutto attività immobiliari e altre attività di servizi. Le perdite maggiori in termini assoluti tra le imprese femminili si registrano in agricoltura (-96 unità), nel commercio (-61) e nelle costruzioni (-25).
L’incidenza delle imprese femminili sul totale della provincia passa da 24,1% del 2018 al 24,2 del 2019. Cresce soprattutto nei settori energia, informazione e comunicazione, altre attività di servizi. Cala soprattutto nella sanità e assistenza, nelle attività artistiche e di intrattenimento.
La maggiore presenza di imprese a guida femminile sul totale delle imprese si denota, invece, nelle attività di servizi (56,5%), nei settori sanità e assistenza sociale (43%), nella ristorazione e ricezione turistica (32,5%), in agricoltura (30,9%), istruzione (30,7%), agenzie viaggi e servizi di supporto alle imprese (30,7%).
Le Donne imprenditrici si confermano un antidoto alla crisi e vanno sostenute con idonee misure di accompagnamento alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro che tradotto significa servizi alle famiglie.
“Serve quindi un welfare per tutti – conclude la CNA di Ancona – che sia di aiuto vero alle famiglie così da non penalizzare il lavoro. Serve una più profonda integrazione tra il mondo in cui si produce e quello in cui si produce la vita”.

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