Export post Covid: il rimbalzo anconetano guida la Regione

L’export della Provincia anconetana, che da sola detiene il 36% del dato regionale, mostra a settembre un incremento tendenziale annuo del 49,5%, a fronte di un dato regionale comunque buono del 20%. Anche le altre province crescono, eccetto l’ascolano che segna il passo con un -22,6%.  Expo di Dubai occasione unica per confermare il trend!

 

I dati appena pubblicati dalla Camera di Commercio delle Marche confermano un segnale positivo ed estremamente confortante anche per il nostro territorio provinciale, tra ripresa della domanda di lavoro e la saturazione delle commesse in alcuni settori chiave del nostro settore, come la filiera dell’edilizia e quella delle produzioni.

Appare oramai sempre più evidente che il 2021 rappresenterà l’anno della “ripresa record”, con stime di crescita su base annua che anche il centro studi CNA registra attorno al 6%. Un esempio, l’ennesimo, della caparbietà e l’operosità dei nostri abili imprenditori che si sono fatti trovare pronti nonostante l’orribile anno trascorso – 2020 – e le iniziali premesse del 2021, più che mai timorose

A stupire ancora di più sono i dati dell’export marchigiano e in particolar modo della provincia di Ancona, che vede una crescita sopra la media regionale nella produzione di legno, carta e stampa (+28%), nei prodotti chimici (+46,6%), nella produzione meccanica (+40,8%), negli apparecchi elettrici (+45,1%) ed in particolare nella produzione di macchinari ed apparecchi (+50,9%).

 

Se guardiamo la sua scomposizione settoriale, il dato in percentuale dove le nostre imprese sono più performanti è appunto quest’ultimo, che passa dal 15,4% al 19,3%, seguito dai prodotti tessili, che tuttavia calano dal 14,9 al 14,1%, dalle produzioni meccaniche 12,6% e quelle elettriche al 10,7%.

 

Insomma, se è vero che cresce l’export in tutti i settori, compresi i mezzi di trasporto, che raddoppiano il loro peso specifico complessivo, passando al 4,3%, rileviamo segnali in controtendenza nel tessile, l’alimentare, le bevande, il tabacco e le apparecchiature informatiche.

Primo mercato si conferma essere decisamente quello europeo, con una percentuale “bulgara” del 71,1%, ma in calo da un anno all’altro (era il 73,9% nel 2020). In sostanza si nota un processo di diversificazione territoriale, che potrebbe essere letto come una maturazione commerciale delle imprese nostrane, visto che cala il peso specifico dei tradizionali mercati europei (più accessibili) a vantaggio del mercato americano (12,4%), il quale, grazie alla spinta del mercato centro meridionale, diventa il terzo partner commerciale delle nostre aziende dopo quello dei Paesi europei non Ue (13,8%), anch’esso in aumento.

Infine, mentre la piccola Oceania fa un balzo in avanti notevole, pur ancora risibile nel volume dei prodotti scambiati (+80,2% e si attesta al 1,6% sul totale), il mercato asiatico si conferma stabile (11,1%), con uno spostamento di interesse delle imprese verso il Medio Oriente, complice anche il prossimo Expo di Dubai, rispetto al quale la CNA, grazie al contributo della Regione Marche e al supporto della Camera di commercio, sta lavorando per cogliere le opportunità commerciali previste per le attività che rappresenteranno le Marche a questo evento ormai prossimo alla partenza.

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