Il possibile accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur torna al centro del dibattito pubblico in una fase tutt’altro che semplice per l’economia reale. Come CNA Ancona sentiamo la responsabilità di tenere insieme due esigenze che convivono quotidianamente nel nostro tessuto produttivo: da un lato la necessità di aprire nuovi sbocchi internazionali, dall’altro il dovere di tutelare filiere strategiche che non possono essere sacrificate sull’altare di accordi squilibrati.
Molti imprenditori marchigiani ci chiedono da tempo di intercettare nuove opportunità oltre i confini europei. Nei settori nei quali CNA Ancona è impegnata direttamente nella promozione dell’export – meccanica, legno e arredo – l’abbattimento delle barriere commerciali può rappresentare una leva importante, soprattutto per quelle piccole e medie imprese che esprimono il meglio del saper fare marchigiano. Produzioni di nicchia, ad alta qualità, dove il Made in Italy continua a essere un fattore competitivo anche nei mercati più lontani.
In questo senso, una parte del mercato sudamericano, culturalmente affine al nostro e con una classe media in crescita, potrebbe accogliere con favore i prodotti marchigiani, a patto che l’accesso sia realmente agevolato. Per molte imprese, già provate da crisi ripetute e da un contesto geopolitico instabile, guardare oltre i confini nazionali non è più una scelta opzionale ma una necessità per continuare a investire, innovare e garantire continuità alle nuove generazioni imprenditoriali.
Tuttavia, è proprio qui che serve chiarezza. CNA Agroalimentare, a livello nazionale, ha espresso una posizione netta di contrarietà a un accordo Mercosur così come oggi configurato, e come CNA Ancona condividiamo pienamente questo orientamento. Non possono esistere accordi di libero scambio senza condizioni di reciprocità. I prodotti che entrano nel mercato europeo devono rispettare gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali richiesti ai nostri agricoltori e produttori. In caso contrario, si aprirebbe la strada a una concorrenza sleale che rischia di colpire alle fondamenta uno dei pilastri dell’economia italiana ed europea.
A rafforzare questa preoccupazione sono anche i dati sull’export marchigiano che, pur riferendosi a un anno fa (dati della Regione Marche), delineano un quadro strutturale tutt’altro che rassicurante. Nel primo trimestre 2025 le esportazioni delle Marche hanno registrato una flessione dell’11,6% su base annua, una delle peggiori performance a livello nazionale, a fronte di una crescita media italiana positiva. A soffrire sono stati soprattutto settori chiave del nostro sistema produttivo: la meccanica, le calzature, il tessile-abbigliamento, mentre l’agroalimentare – pur in lieve crescita – resta esposto a forti pressioni competitive. Anche dal punto di vista geografico emerge una criticità evidente: oltre il 70% dell’export regionale è concentrato in Europa, con cali significativi verso mercati storici come Germania, Francia e Stati Uniti. È quindi chiaro che la diversificazione dei mercati è necessaria, ma deve avvenire con strumenti equilibrati e regole condivise, non in modo indiscriminato.
Non è sostenibile, inoltre, utilizzare l’agroalimentare come merce di scambio per favorire altri comparti economici. Così facendo si rischia di compromettere la qualità delle produzioni, la sicurezza alimentare e la tenuta di un sistema fatto in larga parte di artigiani e piccole imprese. Gli accordi di libero scambio devono tenere insieme le esigenze di chi esporta e di chi importa, mettendo sempre al centro i consumatori e la concorrenza leale.
Come ha ricordato la presidente di CNA Agroalimentare, Francesca Petrini, i negoziati con il Mercosur si inseriscono in una fase di crescenti difficoltà per l’intero comparto agroalimentare italiano, con effetti particolarmente pesanti su artigiani e piccole imprese della filiera. È indispensabile che le istituzioni europee e nazionali riconoscano lo stato di crisi del settore e orientino le politiche commerciali verso scelte che garantiscano tutele reali e condizioni di concorrenza eque.
Europa–Mercosur, dunque, non è un no ideologico. È un sì condizionato, responsabile, consapevole. Sì all’apertura dei mercati e al coraggio di guardare oltre i confini, ma solo con regole chiare, reciprocità piena e filiere tutelate. Senza dumping, senza scorciatoie, senza sacrificare pezzi fondamentali della nostra economia reale. È su questo equilibrio che si misura la credibilità dell’Europa e il futuro delle imprese marchigiane.
