Energia nel settore alimentare: quello che non ha fatto il covid rischia di farlo la guerra

Le imprese del settore alimentare sono sempre più in difficoltà, in particolare quelle energivore del comparto Dolciario/Panetteria; l’Europa non riesce ad approvare il tetto al prezzo del gas. Si prospetta un autunno di chiusure, disoccupazione e sfiducia.

Quello che non è riuscito a fare il Covid, dividere l’Europa, sta riuscendo alla guerra. Per i veti di alcuni stati dipendenti dal gas russo, il Consiglio Europeo non trova un accordo sul prezzo al tetto del gas, l’unico provvedimento, insieme al disaccoppiamento dei mercati energetici, che permetterebbe di far ritornare il costo dell’energia a livelli inferiori agli attuali. Tutto ciò accade mentre le piccole e medie imprese italiane stanno finendo la pazienza e soprattutto le risorse per far fronte a questa grave crisi energetica che ha portato i prezzi a valori stellari. Tante imprese rischiano di chiudere o di mandare i propri collaborazione in sospensione o cassa integrazione. Una misura necessaria perché il costo dell’energia sta diventando sempre più insostenibile e costringe le imprese alimentari a limitare i giorni di produzione.

L’unica risposta che può avere un’efficacia, come da mesi la CNA sta sostenendo, è il tetto al prezzo del gas. La proposta della Commissione, sotto forma di regolamento, è stata presentata il 14 settembre al Consiglio dell’UE. Un accordo europeo ampiamente insufficiente che contiene la riduzione del consumo di energia, l’introduzione di un tetto per i ricavi dei produttori di energia, la ridistribuzione dei surplus delle imprese produttrici di energia. Assente il tetto al prezzo del gas per il veto di alcuni paesi.

“Il Covid aveva unito l’Europa e insieme ne siamo usciti. Ora quello che non ha fatto la pandemia lo sta facendo la guerra – commenta Jacopo Corona, presidente della CNA Panettieri e DolciariSta dividendo l’Europa con piccoli paesi come l’Ungheria che bloccano le misure necessarie ad affrontare il caro energia e la Germania che prevede di investire miliardi del suo budget per salvare le sue aziende, non curandosi dei suoi partner Europei. Siamo in una economia di guerra, occorre prenderne atto e occorrono misure urgenti e straordinarie: è il momento di decidere a maggioranza, è il momento di approvare l’unica misura che potrebbe mettere sotto controllo il costo energetico – conclude Corona – La sfiducia crescente e la disperazione degli imprenditori aumenta di giorno in giorno: se il problema non verrà affrontato rapidamente in sede europea il rischio è perdere un consistente pezzo delle nostre imprese alimentari e forse con loro anche la fiducia che avevamo nell’Europa”.

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