Decreto Lavoro 2023: tutte le novità, dal taglio al cuneo fiscale al lavoro agile

Il Decreto Lavoro ha ottenuto il via libera definitivo della Camera e prevede novità su temi come il Reddito di Cittadinanza e il lavoro agile. È previsto un rafforzamento del taglio al cuneo fiscale, a vantaggio dei lavoratori, lo smantellamento del decreto Dignità, sui contratti a termine, e del decreto Trasparenza, sugli adempimenti in capo alle imprese.

A partire da gennaio 2024, il Reddito di Cittadinanza viene sostituito dall’Assegno di Inclusione, di cui potranno beneficiare i nuclei con disabili, minori, over 60 e anche i componenti svantaggiati inseriti in programmi di cura e assistenza certificati dalla Pa.

L’importo è fino a 6mila euro l’anno, 500 al mese, più un contributo affitto (per le locazioni regolari) di 3.360 euro l’anno, 280 al mese. Se il nucleo è costituito da tutte persone almeno 67enni o disabili gravi l’importo mensile è di 630 euro (7.560 l’anno) più 150 euro di contributo d’affitto (1.800 l’anno).

Cambia ancora una volta la scala di equivalenza, secondo la quale verrà stabilito il requisito reddituale per accedere all’assegno di inclusione e l’ammontare finale dell’aiuto. Avrà maggiore peso la presenza di un ulteriore componente con disabilità o non autosufficiente (che “vale” da solo 0,5 punti). Mentre si aumenta dello 0,2 per ciascun altro componente adulto in condizione di grade disagio bio-psico-sociale e inserito in programmi di cura e di assistenza certificati dalla Pa.

La norma permetterà alle donne vittime di violenza di costituire nucleo familiare indipendente da quello del marito, anche ai fini Isee, per l’accesso all’assegno di inclusione. Inoltre, queste donne potranno avvalersi di percorsi di inclusione personalizzati.

Un’altra novità contenuta nel provvedimento è nella nuova definizione dell’offerta di lavoro che, se rifiutata, fa perdere il sussidio. Il componente del nucleo familiare beneficiario dell’assegno di inclusione, attivabile al lavoro, è tenuto ad accettare in tutta Italia un rapporto a tempo indeterminato o a termine di durata oltre i 12 mesi, un lavoro a tempo pieno o a tempo parziale non inferiore al 60 per cento dell’orario a tempo pieno, quando la retribuzione non è inferiore ai minimi salariali previsti dai contratti collettivi.

In caso di nuclei familiari con figli under 14, l’obbligo di accettare il contratto (anche a tempo indeterminato) scatta solo entro una distanza lavoro-domicilio di 80 Km o entro un limite temporale di 120 minuti con i mezzi di trasporto pubblico.

Ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato (incluso l’apprendistato) i beneficiari del nuovo assegno di inclusione è riconosciuto un esonero contributivo del 100%, fino cioè a 8mila euro l’anno, per 12 mesi. L’esonero sale a 24 mesi in caso di trasformazione di un contratto a termine.

In caso invece di assunzione con contratto a tempo determinato o stagionale è riconosciuto uno sgravio del 50%, fino a un massimo di 4mila euro l’anno, per 12 mesi e comunque non oltre la durata del rapporto di lavoro. Un altro incentivo è previsto anche per le nuove assunzioni, dal 1° giugno a fine anno, di giovani con meno di 30 anni Neet, ovvero che non lavorano e non sono inseriti in corsi di studi o di formazione, registrati al programma “Iniziativa Occupazione Giovani”, pari al 60% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali per 12 mesi.

Questo incentivo è cumulabile con altri incentivi. In caso di cumulo, l’incentivo Neet è riconosciuto nella misura del 20% della retribuzione mensile lorda, imponibile ai fini previdenziali per ogni lavoratore Neet assunto.

Dal 1° settembre debutta il supporto per la formazione e il lavoro, quale misura di attivazione al lavoro, mediante la partecipazione a progetti formativi e di accompagnamento al lavoro, o comunque di politica attiva.

La misura è utilizzabile dai componenti dei nuclei familiari, di età compresa tra 18 e 59 anni, in condizioni di povertà assoluta, con un valore Isee, in corso di validità, non superiore a euro 6.000 annui, che non hanno i requisiti per accedere all’assegno di inclusione.

La richiesta avviene on line, e il richiedente è convocato presso il servizio per il lavoro competente, per la stipula del patto di servizio personalizzato, dopo la sottoscrizione del patto di attivazione digitale.

Dopo di che, sempre attraverso la piattaforma, l’interessato può ricevere offerte di lavoro o essere inserito in specifici progetti di formazione. Si prevede un beneficio economico di 350 euro al mese per tutta la durata della misura, entro un limite massimo di dodici mensilità. La somma è erogata da Inps mediante bonifico mensile.

È previsto un rilancio dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, partendo dalle misure per rendere più sicure le esperienze per gli studenti, oggi parte integrante del piano di studi delle scuole superiori, con almeno 210 ore negli istituti professionali, 150 nei tecnici e 90 nei licei.

Si riconosce la maggiorazione dell’assegno unico universale, prevista solo per i nuclei in cui entrambi i genitori siano titolari di reddito da lavoro, anche per i minori appartenenti a nuclei ove, al momento della presentazione della domanda, è presente un solo genitore lavoratore poiché l’altro risulta deceduto.

Il decreto lavoro 2023 interviene anche per quanto riguarda il taglio del cuneo fiscale contributivo, con un intervento aggiuntivo di 4 punti, un’una tantum di 5 mesi, per il periodo compreso tra luglio e novembre, rivolto ai lavoratori con retribuzioni lorde fino a 35mila euro. L’intervento si somma all’attuale taglio di 3 punti del cuneo per le retribuzioni fino a 25mila euro portando lo “sconto” in totale a 7 punti.

Per le retribuzioni comprese tra 25mila e 35mila euro che già beneficiano di uno “sconto” di 2 punti la sforbiciata totale sale a 6 punti. Per un lavoratore con 25mila euro di retribuzione, quindi, il taglio complessivo sarebbe di 96 euro al mese, proiettato su 5 mesi il totale sarebbe 480 euro. Con 35mila euro di retribuzione il vantaggio mensile è di 99 euro su 5 mesi per un totale di 493 euro.

Vengono introdotte alcune misure per rendere più flessibili i contratti a termine. Entro i primi 12 mesi potranno essere prorogati e rinnovati senza le cosiddette causali, introdotte dal decreto dignità sotto il governo Conte, necessarie invece per rinnovi successivi. Ai fini del computo del termine di 12 mesi, si tiene conto dei soli contratti stipulati dallo scorso 5 maggio, data di entrata in vigore del decreto Lavoro. Rimosso invece il limite del 20% per il personale in apprendistato rispetto ai dipendenti a tempo indeterminato.

Prorogato lo smart working per ulteriori 3 mesi, fino al 30 settembre, per i dipendenti pubblici fragili con patologie gravi, mentre rimane per i lavoratori del privato fino al 31 dicembre, per fragili e genitori con figli under 14. Viene invece sospeso per i genitori di figli sotto i 14 anni che lavorano nella pubblica amministrazione.

Il governo smonta anche il Decreto Trasparenza, in vigore dallo scorso agosto, elaborando una serie di semplificazioni e chiarimenti. In particolare, per tutta una serie di informazioni, ad esempio, durata del periodo di prova, congedo per ferie, importo iniziale della retribuzione, programmazione dell’orario normale di lavoro, è previsto che il datore assolva all’obbligo informativo con l’indicazione del riferimento normativo o della contrattazione, anche aziendale, che disciplina queste materie. Inoltre, sempre per sgravare i datori, si stabilisce che l’azienda è tenuta a consegnare o a mettere a disposizione del personale, anche sui siti web, contratti collettivi e regolamenti aziendali applicabili al rapporto di lavoro.

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