Il ritorno della quota ASOS nelle bollette elettriche sta producendo un aumento sensibile dei costi per molte imprese. Dopo la sospensione applicata nei mesi da aprile a settembre per le utenze non domestiche con potenza superiore a 16,5 kW, da ottobre questa voce tariffaria è stata ripristinata integralmente. L’impatto non è marginale: per un’azienda che consuma circa 5.000 kWh al mese, l’aggravio supera i 200 euro di imponibile.
In assenza di misure di sostegno nella prossima manovra finanziaria, il tema del costo dell’energia torna quindi al centro dell’attenzione del sistema produttivo. CNA, insieme a Confartigianato e Casartigiani, ha presentato al Governo un’analisi dettagliata del problema, evidenziando le criticità che gravano in modo particolare sulle micro e piccole imprese:
“La manovra economica non prevede interventi per contenere il caro-energia delle piccole imprese, che continuano a pagare bollette molto più alte rispetto al periodo pre-Covid. Oggi il prezzo dell’elettricità in borsa è quasi il doppio rispetto al 2019 e le microimprese, che consumano meno, subiscono costi maggiori sia nella parte energia sia in quella degli oneri di sistema. Gli oneri ASOS, destinati a finanziare le rinnovabili e gli sconti per le imprese energivore, pesano fino a 50-100 €/MWh per le piccole imprese, mentre per le energivore scendono a pochi euro: un divario enorme e ingiustificato.
Questo meccanismo scarica sulle PMI costi che dovrebbero essere sostenuti dalla fiscalità generale, danneggiando soprattutto le realtà artigiane collegate in bassa tensione. CNA, Confartigianato e Casartigiani chiedono una riforma strutturale della bolletta, rendendo stabile l’alleggerimento ASOS per le imprese sopra i 16,5 kW e finanziandolo con i proventi delle aste CO₂. Le associazioni chiedono inoltre controlli sul mercato elettrico per evitare comportamenti speculativi che mantengono alti i prezzi all’ingrosso e sollecitano il Governo a non scaricare nuovi costi di distribuzione sulle bollette delle PMI.”
