Commercio, sulla liberalizzazione degli orari parere negativo della Cna

Nel nome della promozione e della tutela della concorrenza il Governo ha proceduto con l’art.31 a liberalizzare gli orari per gli esercizi commerciali e per quelli di somministrazione di alimenti e bevande su tutto il territorio nazionale.

“Gli effetti prodotti da questa normativa – precisa Andrea Riccardi Responsabile provinciale CNA Commercio – saranno deleteri per le piccole attività e si amplierà il divario con la grande distribuzione. Gli imprenditori hanno bisogno e si aspettano interventi mirati e volti a rimettere in moto l’economia globale partendo da politiche volte al rilancio dei consumi”.

La liberalizzazione è dunque permanente ed anche se la Corte Costituzionale non si è ancora pronunciata sul ricorso presentato da alcune regioni, il legislatore ha giustificato la disposizione con la necessità di adeguarsi alla disciplina comunitaria.

“Da una prima indagine effettuata attraverso gli iscritti – continua Andrea Riccardi – emerge la totale perplessità dei commercianti che non si aspettano un effetto positivo di questa disposizione legislativa. Liberalizzando la scelta degli orari, del giorno di chiusura infrasettimanale e domenicale, senza una linea guida e un codice di corretto comportamento, non si garantisce uniformità e corretta informazione verso i clienti”.

La finalità del Governo nel volere liberalizzare gli orari è dunque quella di dichiarare l’assoluta libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali senza limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura.

“La nostra posizione su questo tipo di disposizione è di netta contrarietà – conclude il responsabile provinciale CNA Commercio – e ci auspichiamo una presa di posizione da parte dei nostri politici verso un cambio di rotta che riporti la materia di competenza regionale e ci coinvolga in un tavolo allargato di confronto e concertazione”.

Nei centri storici – conclude in una nota Andrea Riccardi – la domenica si vende quando parallelamente si organizzano iniziative o manifestazioni. Lasciare la possibilità di avere negozi aperti senza condurre una politica volta alla riqualificazione dei centri urbani non andrà a favorire il commercio e penalizzerà i piccoli esercenti che dovranno confrontarsi con la grande distribuzione organizzata.

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