Come calcolare bene i costi della partita IVA

Uno degli ostacoli più grandi a chi vuole aprire una propria attività o mettersi in proprio, anche quando la volontà e le idee per fare impresa ci sono tutti, è capire con più precisione possibile quanto costa aprire una partita IVA.

Prima ancora di fare un business plan, prima di attivare un strategia di vendita e prima ancora di scegliere il nome della propria attività, è fondamentale conoscere quanto costa avere una Partita IVA. Questa guida mette insieme tutti i costi, diretti e indiretti, di una partita IVA. Se invece vuoi conoscere la guida completa 2023 sull’apertura della partita IVA, clicca qui

Aprire la Partita IVA è gratis

Prima notizia shock: aprire la partita IVA è gratis. Molto spesso siamo influenzati da racconti di amici o conoscenti oppure da qualche notizia poco chiara online che ci inducono a credere che aprire la Partita IVA abbia un costo. Non è così, la semplice apertura presso l’Agenzia delle Entrate non ha alcun costo.

Quello che ha un costo sono invece alcuni importanti passaggi, obbligatori e propedeutici alla corretta gestione della partita IVA.

Se stai per aprire una Partita IVA ed hai scelto il regime forfettario allora puoi fare la pratica tutta online, utilizzando il modulo AA9/12 messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, compilato senza errori e inoltrato all’agenzia stessa. Non è richiesta l’iscrizione alla Camera di Commercio.

Se invece stai per aprire una ditta individuale (artigiano o commerciante) le pratiche da attivare sono di più ed in particolar modo è necessario:

  1. Iscriverti al registro Imprese
  2. Compilare lo specifico modulo dell’Agenzia delle Entrate con il giusto codice ateco
  3. Iscriversi all’INPS (specificatamente alla gestione Artigiani Commercianti)
  4. Se richiesto è necessario aprire la posizione INAIL

È comunque possibile svolgere tutti questi passaggi in un’unica pratica informatica denominata Comunicazione Unica d’Impresa che prevede, se necessario, anche la SCIA (Segnalazione certificata di Inizio Attività) che dovrà essere trasmessa al SUAP (Sportello Unico delle Attività Produttive)

E i costi? L’iscrizione al Registro Imprese presso la Camera di Commercio Unica delle Marche ha un costo di 90€.

Svolgere tutte queste procedure con CNA di Ancona ha un costo di 100€.

Calcolare bene le imposte

I veri costi di cui si deve tenere in considerazione quando si apre una Partita IVA sono in particolar modo legati agli oneri fiscali o per meglio dire: le imposte.

Sulla base di quale regime fiscale si sceglie di aderire, le imposte variano di molto. Ad oggi esistono 3 regimi: ordinario, semplificato e forfetario.

Il regime forfettario è senza dubbio quello che più degli altri presenta dei vantaggi economici, permettendoti di pagare meno imposte.

Questo perché il regime forfettario ha una un’unica imposta sostitutiva che si applica al reddito che varia dal 5% per le start up (massimo per 5 anni) fino ad un massimo del 15%.

Di tutt’altra natura le aliquote se si opera in un regime Ordinario o Semplificato. Le differenze tra questi due regimi sono determinate in principal modo dalla diversa disposizione nella tenuta dei registri contabili e quindi nella modalità di determinazione del reddito.

Detto ciò le aliquote per la tassazione del regime semplificato variano da un minimo del 23% ad un massimo del 45%, in base alla fascia di reddito.

Forfettario? Occhio all’INPS

Per capire fino infondo quanto costa avere una Partita IVA è fondamentale tenere in considerazione un altro ed importantissimo fattore: i contributi previdenziali o meglio l’INPS.

Parliamo di quei versamenti che si fanno obbligatoriamente durante il periodo lavorativo e che serviranno a costruire la futura pensione. L’INPS è appunto il principale e più importante istituto nazionale (e pubblico) che si occupa delle pensioni.

Per calcolare con precisione i contributi INPS da versare è fondamentale chiarire con precisione il tipo di attività svolta. Soprattutto se si è scelto il regime forfettario.

Se si scelto di essere una “ditta individuale”, specificatamente artigiano o commerciante, allora sarà necessario iscriversi alla Gestione INPS dedicata alla categoria, che prevede il versamento di contributi fissi trimestrali e quindi eventuali contributi aggiuntivi nel caso in cui si superino le soglie minime previste.

Diverso è per i liberi professionisti i quali possono aderire a specifiche casse previdenziali se previste dai propri ordinamenti (come ad esempio per i giornalisti, i geometri, gli avvocati).

Se invece sono attività che non hanno una propria cassa previdenziale (come graphic designer, copywriter, consulenti di marketing e altri) allora è necessario iscriversi alla Gestione Separata.

L’INPS e i professionisti “senza cassa”

Calcolare quindi i contributi previdenziali per i professionisti in regime forfettario “senza cassa”, cioè senza un cassa di previdenza dedicata a loro, non è complicato. Si parte dalla percentuale contributiva prevista, che è del 26,23% per il 2022. Facciamo un esempio.

Maddalena è una fotografa con Partita Iva, aperta presso gli uffici di CNA di Ancona nel 2022. Prevede che quest’anno fatturerà € 20.000 e vuole conoscere i contributi INPS che dovrà versare

Fatturato annuo: € 20.000

Coefficiente di redditività: 78%

Reddito Lordo: 20.000*78% = 15.600

Contributi INPS: 15.600*26,23% = 4.091

INPS per artigiani e commercianti

L’INPS per artigiani e commercianti

Diverso discorso va affrontato sei si parla di ditte individuali. Il mondo degli artigiani e dei commercianti, infatti, può avvalersi di una specifica cassa a cui è obbligatorio iscriversi non appena si apre la partita IVA.

Rispetto ai liberi professionisti senza cassa o con una propria cassa previdenziale, per commercianti e artigiani sono previste due tipologie di contributi:

quelli fissi (calcolati sul reddito minimale stabilito dall’INPS) e i contributi variabili, calcolati sull’eccedente del minimale, nel caso in cui si superi con il proprio reddito la cifra stabilità dall’INPS.

Il minimale di reddito per l’anno 2022 determinato dall’INPS è passato da euro 15.953 a euro 16.243. Di conseguenza i contributi minimi (i “fissi”) dovuti da artigiani e commercianti sono aumentati.

In questo caso va fatta un’ulteriore precisazione poiché la percentuale varia se si è artigiani o commercianti e varia inoltre anche in base all’età.

  • Se si ha più di 21 anni, i contributi fissi INPS sono del:

24% per gli artigiani;

24,48% per i commercianti;

  • Se si ha meno di 21 anni, i contributi fissi INPS sono del:

22,80% per gli artigiani;

23,28% per i commercianti.

In cifre:

  • Sopra i 21 anni:

euro 3.905,76 (3.898,32 IVS + 7,44 maternità) per artigiani;

euro 3.983,73 (3.976,29 IVS + 7,44 maternità) per commercianti;

  • Sotto i 21 anni

euro 3.710,84 (3.703,40 IVS + 7,44 maternità) per artigiani;

euro 3.788,81 (3.781,37 IVS + 7,44 maternità) per commercianti.

 

A queste cifre va infine calcolata la percentuale da versare sulla base del reddito eccedente il minimale.

Fino ad un reddito di euro 48.279 le percentuali rimangono invariate:

  • Se si ha più di 21 anni

24% per gli artigiani;

24,48% per i commercianti;

  • Se si ha meno di 21 anni:

22,80% per gli artigiani;

23,28% per i commercianti.

 

Se invece il reddito supera la soglia di euro 48.279 allora si modificano anche le percentuali:

  • Se si ha più di 21 anni

25% per gli artigiani;

25,48% per i commercianti;

  • Se si ha meno di 21 anni:

23,80% per gli artigiani;

24,28% per i commercianti.

 

Proviamo a fare un esempio per essere più chiari.
Matteo è un tatuatore di Jesi. Ha aperto la partita IVA con CNA e per il 2022 prevede un fatturato annuo di euro 40.000.

Fatturato annuo: 40.000
Coefficiente di redditività: 67%
Reddito lordo: 40.000*67% = 26.800
Contributi fissi:  3.905,76
Importo eccedente il minimale: 26.800 – 16.243 = 10.557
Contributi variabili: 10.557*24% = 2.533,68
Totale dei contributi INP che Matteo deve versare: 3.905,76 + 2.533,68 = 6.439,44

Commercialista o un’Associazione di imprese?

In conclusione, per tenere tutti gli oneri della propria partita IVA sotto controllo, non si possono tenere in considerazione i costi del professionista.

Affidarsi alla consulenza di un commercialista o di un sistema strutturato i servizi all’impresa, come la CNA, è il modo migliore per evitare di commettere errori, sia nella fase di calcolo che nella  tenuta della contabilità.

Scegliere a chi affidare la propria contabilità e quindi le scelte future della propria attività è un passaggio delicato. Rispetto al commercialista singolo, optare per un’associazione di imprese come la CNA permette di avere la garanzia di un consulente che conosce il nostro settore.

CNA infatti, seguendo da 75 anni l’evoluzione delle imprese, ha consulenti che conoscono il tuo settore e posso aiutarti nelle scelte più difficili, poiché seguono già altre imprese che svolgono un’attività similare se non identica alla tua.

Questo è uno dei tanti vantaggi per cui è più indicato scegliere un consulente all’interno di un’associazione di imprese come la CNA, insieme all’intero sistema di servizi pensati proprio per le aziende e le partite IVA.

Potrebbe interessarti anche

ASSOCIATI