Giovedì 16 aprile 2026, dalle ore 10.00 alle 13.00, nella sede CNA di via Umani 1/A ad Ancona, il carcere entrerà al centro del dibattito pubblico come spazio di comunità, inclusione e trasformazione.
Si svolgerà infatti un importante incontro dedicato al tema “Il carcere come spazio di comunità: pratiche artistiche e trasformazione”, che rappresenta per CNA Ancona l’occasione per rilanciare una proposta precisa: costruire un rapporto stabile tra sistema penitenziario, imprese e territorio, attraverso lavoro, formazione e reinserimento.
Alla luce delle recenti vicende del sistema penitenziario italiano, l’Associazione sente l’esigenza di richiamare l’attenzione sull’urgenza di costruire un rapporto strutturato tra il mondo delle piccole e medie imprese e gli istituti penitenziari, attraverso la sottoscrizione di protocolli di intesa capaci di favorire percorsi concreti di lavoro, formazione e inclusione.
Un tema che si inserisce nel più ampio impegno di CNA verso il valore sociale del lavoro: il lavoro come forma di integrazione, come strumento di dignità personale, come leva di coesione e anche come chiave economica per rafforzare il territorio, creare opportunità e trasformare situazioni di marginalità in percorsi di partecipazione attiva. Per CNA, infatti, il lavoro non è soltanto una risposta occupazionale, ma un elemento essenziale per ricostruire legami, generare autonomia, produrre valore sociale e contribuire alla crescita economica delle comunità.
La situazione delle carceri in Italia è ormai nota: a fronte di una capienza regolamentare ampiamente superata, con circa 62.000 detenuti e un tasso di sovraffollamento del 138,5%, si registrano condizioni di vita sempre più difficili, aggravate da carenze strutturali e organizzative. I 238 decessi registrati nel 2025, tra cui 79 suicidi, restituiscono un quadro che impone una riflessione profonda e interventi concreti.
In questo contesto, il carcere rischia di diventare un luogo di mera custodia, dove la persona perde identità e viene ridotta a numero, compromettendo ogni reale funzione rieducativa. È proprio qui che il lavoro e la relazione con il tessuto produttivo possono rappresentare una risposta efficace, capace di restituire dignità, competenze e prospettive.
Il Penitenziario di Barcaglione, ad Ancona, rappresenta in questo senso una realtà significativa. Struttura a custodia attenuata, accoglie detenuti con pene definitive non gravi e con un’età media di circa 45 anni, quindi in piena età lavorativa. La presenza di attività come l’orto sociale, la fattoria didattica, la produzione di miele e olio testimonia una chiara vocazione alla formazione e alla professionalizzazione, orientata al reinserimento.
All’interno di questo percorso si inserisce anche l’esperienza dell’associazione SANIDOC, attiva da anni nel carcere con laboratori di arti performative. I progetti realizzati, sostenuti da fondi regionali ed europei, hanno dimostrato come l’arte possa diventare uno strumento potente di rieducazione, capace di stimolare la creatività, rafforzare le competenze relazionali e ricostruire il legame con la società.
Particolarmente significativo è stato anche il coinvolgimento delle famiglie dei detenuti, attraverso il progetto teatrale per bambini “Non una mia pena ma una mia condanna”, che ha creato occasioni di incontro autentico tra padri e figli all’interno del carcere, contribuendo a contrastare lo stigma della detenzione.
In questa prospettiva, CNA Ancona sottolinea l’importanza di costruire una rete stabile tra istituzioni, imprese e terzo settore. Il protocollo di intesa con il mondo penitenziario rappresenta uno strumento fondamentale per attivare percorsi di formazione e lavoro, sia all’interno che all’esterno degli istituti, facilitando l’incontro tra domanda e offerta e valorizzando il ruolo delle imprese come attori sociali.
Il programma della mattinata prevede i saluti iniziali di Oliviero Gorrieri, presidente SANIDOC, Monia Dell’Orso, presidente CNA Ancona, e Martina Paccova, capofila del progetto Release per Welcome.
A seguire si terrà la tavola rotonda con Sonia Razzetti, direttrice degli Istituti Penitenziari Riuniti di Ancona, Nicola De Filippis, comandante della Polizia Penitenziaria, Manuela Caucci, assessore alle politiche sociali del Comune di Ancona, Nicola Pascucci, docente di diritto penitenziario dell’Università di Urbino, Alessia Racci Chini, attrice e drammaturga e docente dei laboratori in carcere del progetto Erasmus+ Release, Stefania Zepponi, danzatrice e coreografa, anche lei docente nei laboratori del progetto, e Agnieszka Bresler, fondatrice e co-presidente dell’associazione Kobietostan, delegazione polacca del progetto Erasmus+ Release.
A coordinare l’incontro sarà Daniela Grilli, già direttrice dell’Ufficio Detenuti PRAP Ancona ed ambasciatrice Erasmus+ Marche. Le conclusioni saranno affidate a Giancarlo Giulianelli, garante regionale dei diritti alla persona.
Il carcere non può e non deve essere uno spazio chiuso e separato dalla comunità, ma un luogo aperto, capace di dialogare con il territorio e di offrire opportunità concrete di cambiamento. Investire nel lavoro dei detenuti significa investire nella sicurezza collettiva, perché riduce la recidiva e favorisce comunità più coese e inclusive.
L’obiettivo è superare una visione esclusivamente securitaria del sistema penitenziario e costruire un modello in cui il carcere diventi parte integrante della comunità, contribuendo alla crescita sociale ed economica del territorio.
