Balneari, Fabio Fazio (quasi) uno di noi

A leggere la più recente “senza impegno”, la rubrica tenuta da Fabio Fazio per il settimanale “Oggi”, c’è da rimanere felicemente sorpresi. Per la piacevole mano giornalistica con cui il conduttore della trasmissione televisiva “Che tempo che fa” tratta un argomento spigoloso come quello dei balneari. E soprattutto per la sua coraggiosa, e contro tendenza, presa di posizione a favore dei “gestori delle spiagge”, i quali – secondo Fazio – “hanno le loro ragioni”. Ora nessuno vuole obbligare Fazio a indossare i “nostri” colori in una battaglia che CNA ha sempre condotto in prima linea, ce ne guarderemmo bene, ma di sicuro merita un encomio per aver trattato con coraggio tale tema impopolare.

Fazio non parla per sentito dire: “Vengo da una regione di mare e ho amici e parenti che di mestiere fanno i balneari”.  E da questa esperienza trae “che per lo più si tratta di aziende a conduzione familiare che conservano un rapporto fondamentale con i turisti e soprattutto sono i custodi del territorio e i garanti delle vacanze per migliaia di bagnanti… piccole imprese che hanno costruito e investito nella loro attività e che ovviamente non possono accettare che venga messo all’asta il loro lavoro senza almeno il riconoscimento del valore di mercato e di quello che si chiama ‘avviamento’ come in tutte le altre attività commerciali”.

Il conduttore di “Che tempo che fa” risponde anche ad alcune domande, le più comuni, relative ai balneari. “Ci sono poche spiagge libere? – prosegue Fazio – Può darsi ma nessuno lo sa con certezza perché manca un censimento”. Non solo, però, “le spiagge libere spesso sono sporche e in abbandono”, ma “aumentare le spiagge libere è differente dal mettere all’asta le attuali concessioni”.

Infine, Fabio Fazio analizza le alternative all’attuale situazione, dopo aver sottolineato come se i canoni sono bassi basterebbe aumentarli e che non si può genericamente accusare i balneari di essere evasori fiscali, piuttosto “bisognerebbe essere severissimi con…chiunque evada” senza presunzioni di colpevolezza non suffragate da prove. Fazio teme, giustamente, che grandi investitori “potrebbero accorpare vari stabilimenti trasformandoli in una sorta di unico villaggio turistico modificando la fisionomia delle coste e dei paesi di mare”. Non solo, “in un Paese in cui la criminalità organizzata è così presente, potrebbero diventare una eccellente macchina per il riciclaggio”. Insomma, chiude Fazio, “sarebbe utile non affrontare le questioni complicate in modo ideologico”. Un vizio che affligge da lungo tempo il dibattito italiano sul tema dei balneari. E, purtroppo, non solo su questo.

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Spiagge, avanti tutta per la mappatura

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