I dati sulla consistenza delle imprese confermano una sostanziale stagnazione del tessuto imprenditoriale cittadino.
L’annuale indagine della CNA di Ancona, realizzata dal Centro Studi Sistema su dati InfoCamere, evidenzia per il 2025 una situazione di sostanziale immobilità, con una lievissima flessione del numero complessivo di imprese. Tra il 2024 e il 2025 il saldo risulta negativo per 19 partite Iva, pari a un calo dello 0,27% rispetto all’anno precedente.
Dal 2016 a oggi il capoluogo marchigiano ha perso complessivamente 1.233 imprese, passando dalle 8.283 unità del 2016 alle attuali 7.050.
Guardando il bicchiere mezzo pieno, si registra tuttavia una brusca frenata rispetto alla forte emorragia di imprese del triennio 2022-2024, periodo in cui si sono perse ben 903 attività, pari al 73% di tutte quelle scomparse negli ultimi dieci anni. Un dato particolarmente rilevante che potrebbe trovare spiegazione anche nella “pulizia” effettuata dalla Camera di Commercio delle Marche, con la cancellazione di numerose partite Iva non più attive, elemento che ha inciso in modo significativo sulle statistiche complessive.

Per quanto riguarda i settori economici, non è possibile effettuare un confronto diretto con gli anni precedenti a causa della riclassificazione dei codici Ateco introdotta nel 2025, che ha modificato le categorie statistiche. Analizzando i valori assoluti dell’anno in corso, emerge con chiarezza il forte peso del commercio nell’economia cittadina: il 26,42% delle attività appartiene infatti a questo comparto (ingrosso, dettaglio, autoveicoli, etc.), ovvero circa un’impresa su quattro. Seguono le costruzioni con 816 aziende, pari all’11,57% del totale, mentre al terzo posto si collocano le attività professionali, scientifiche e tecniche, che rappresentano il 7,91%.

“I pochi dati disponibili per il 2025 indicano che l’economia cittadina è sostanzialmente ferma, in una fase di stallo che si riflette chiaramente anche nell’operatività delle imprese – commenta Andrea Cantori, segretario della CNA di Ancona – Ci troviamo in un contesto di forte incertezza che limita la capacità di pianificazione delle aziende: si vive alla giornata e questo incide inevitabilmente sulle strategie, sugli investimenti e sui programmi futuri.
Sul piano locale – secondo Cantori – commercio, turismo e ristorazione risentono sia di fattori esterni sia di elementi interni. Al di là delle dinamiche fuori dal controllo del territorio, come la questione salariale e il fenomeno del cosiddetto lavoro povero, incidono in modo rilevante anche variabili locali: il costo degli affitti e alcune scelte infrastrutturali. Tra queste, una delle opere più strategiche per il futuro economico della città resta il Molo Clementino, che potrebbe consentire l’approdo delle grandi navi. La mancata realizzazione dell’opera rischierebbe di avere conseguenze profonde sullo sviluppo della città”.
