A Rieti la prima uscita ufficiale del nostro presidente

“Mi avete fatto un grande regalo. Mi avete dimostrato, ancora una volta, che anche in una piccola CNA convivono valori ed eccellenze in grado di far capire a chiunque quanto possa essere utile alle imprese, ai territori, la nostra associazione.”. Così Dario Costantini, presidente nazionale della CNA da venerdì 10 dicembre, ha chiuso il suo intervento alla CNA di Rieti alla presenza della presidente Claudia Gentile, della direttrice Vincenza Bufacchi e di una delegazione di imprenditori. Per Costantini si è trattato del primo incontro ufficiale da presidente nazionale, un incontro che, emerge dalle sue parole, è solo il primo di una lunga serie.

“Nella mia precedente esperienza da presidente regionale ha spiegato ho incontrato e/o visitato, direttamente o indirettamente, circa 43mila imprese e voglio continuare anche da presidente nazionale questa pratica. E faticoso? Certo. Ma fare il presidente della CNA, a qualsiasi livello, non è un hobby. Se non conosci le imprese che rappresenti ti privi di carburante indispensabile, e potentissimo, per procedere nel tuo impegno. Per un presidente della CNA, per un dirigente della CNA, perdere il contatto con le proprie imprese rappresenta un gravissimo, imperdonabile errore”.

“Il nostro ruolo -ha continuato Costantini- si è ancora accresciuto durante l’emergenza sanitaria. Altro che superamento della disintermediazione e dell’associazionismo, predicato qualche anno fa. Io penso, invece, che anche nell’emergenza sanitaria il ruolo delle nostre associazioni sia stato fondamentale. Senza di noi, mi chiedo, chi avrebbe spiegato alle nostre imprese leggi, ordinanze, regolamenti?”.

Tra le prime grandi iniziative di respiro nazionale che Costantini vuole lanciare c’è il censimento delle infrastrutture, materiali e immateriali. “La carenza di infrastrutture ha osservato rappresenta una enorme palla al piede delle imprese. E non c’è nessuno che possa mapparla come gli imprenditori. Perché dobbiamo essere consapevoli delle nostre capacità. Quante persone conoscono e sanno raccontare il proprio territorio, e i suoi problemi, come noi? Quanti possono proporne la valorizzazione delle eccellenze come noi? Il nostro mondo è a disposizione per offrire valutazioni e suggerimenti”.

Passando dai temi generali ai temi interni alla CNA, Costantini lancia una sfida per rendere la Confederazione ancora più efficiente e vicina alle imprese. “In questo mio mandato ha annunciato – mi propongo, e mi auguro, di far divenire pratica abituale nel nostro sistema quella di mettere a fattor comune e a disposizione di tutti gli associati il meglio di quanto in termini di soluzioni disponga la Confederazione. Se una CNA non riesce a offrire il meglio, deve però procurarselo dov’è disponibile senza che nel nostro sistema possano prevalere egoismi e particolarismi”.

Infine, la madre di tutte le sfide. “In questi mesi si moltiplica il numero di imprenditori che lamentano la mancanza di personale -ha evidenziato Costantini-. Anche la mia azienda potrebbe incrementare notevolmente la propria attività se avessimo nuovo personale da inserire. Questo problema però non è di quelli che si possono risolvere in breve. Acquisire professionalità nei nostri mestieri è tutt’altro che facile. Su questo fronte paghiamo anche lo scotto della crisi economica che ci ha costretto a non assumere, prima di tutto apprendisti”. Ma la carenza di tecnici e operai nelle imprese, artigiane e piccole in special modo, non è solo un problema economico. “Siamo di fronte ha rilevato – alla più grande sfida della conoscenza. Ciò vale sia per le imprese sia per le associazioni di rappresentanza delle imprese come la CNA. Siamo di fronte a un nuovo paradigma che richiede un profondo mutamento in tempi di vorticoso cambiamento. Ma aggiungo e domando per esempio: se durante l’emergenza non ci fossero stati i meccanici ci sarebbero state autoambulanze disponibili? E ospedali funzionanti senza gli elettricisti? Certo, abbiamo avuto riconoscimenti e ringraziamenti dal Papa e dal presidente della Repubblica, ma deve radicalmente mutare la percezione del nostro lavoro e del nostro ruolo. Talvolta le persone comuni, perfino i nostri cari, dicono l’”omino” delle caldaie, l’”omino” dei vetri, l’”omino” delle tapparelle. Immagini non sono solo riduttive, ma addirittura ridicole del nostro mondo”.

Il cambiamento quindi deve avvenire nel profondo della società. E a imprimere la svolta possono essere ancora una volta gli artigiani, gli imprenditori. “I primi a cambiare dobbiamo essere noi ha concluso il presidente Costantini in famiglia, con i nostri figli. Andando a raccontare i nostri mestieri nelle scuole, fin da quelle elementari, chi siamo, che cosa veramente facciamo, la soddisfazione che proviamo per un lavoro ben fatto. Come quando, nel caso mio e di mio fratello, in piena emergenza siamo andati in un condominio, dove erano tutti malati di Covid, a sistemare la caldaia per evitare di farli rimanere al freddo. Ci voleva coraggio. E confesso che ci abbiamo pensato a lungo. Non abbiamo mandato dipendenti, siamo andati noi. E nella tragedia rimane un ricordo bellissimo che ripaga di tanti sforzi quotidiani”.

 

 




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